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La notte

06/16/2008 10:00

Silvia Badon

Recensione Film,

La notte

Se c’è un regista che ha saputo raccontare il disamore e la crisi di coppia questo è Antonioni...

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Se c’è un regista che ha saputo raccontare il disamore e la crisi di coppia questo è Antonioni. Film dopo film, egli ha creato, con una poesia e una tecnica inconfondibili, un universo drammatico pregno di emozione.


La crisi di coppia spesso però nasce dal disagio individuale: Giovanni (Marcello Mastroianni) è uno scrittore di successo, ma la vena creativa si è seccata e non riesce più a scrivere una buona storia, Lidia (Jeanne Moreau) è una donna annoiata e insoddisfatta che tenta di catturare l’attenzione del marito, ma senza successo. Le loro vite sembrano correre vicine ma parallele, senza trovare punti di comunicazione e dialogo. Si sforzano di uscire, frequentare locali e feste della ricca borghesia milanese, ma ognuno è chiuso nel proprio mondo. Il loro matrimonio appare ormai sfumato in un passato di ricordi, come le vie che frequentavano da giovani; ma in una notte sola possono accadere molte cose a cambiare il corso degli eventi. Ad una delle solite feste, i due protagonisti vagano per il parco della villa, entrano ed escono dalla casa affollata da ospiti bizzarri; sembrano sospesi più in alto, annoiati e stanchi di quella realtà. Durante la festa si separano e ciascuno seguirà i propri incontri: Giovanni troverà Valentina (Monica Vitti), creatura spaesata simile a lui, dalla quale rimane affascinato; Lidia, dopo aver ricevuto la notizia della morte di un amico, si abbandona all’incontro con uno sconosciuto che la porta via in macchina ma a cui non sa concedersi. I due si separano ma si cercano continuamente con lo sguardo e sarà la conoscenza di Valentina a ricondurli su una nuova strada.


Le tre stelle del cast si alternano perfettamente nelle inquadrature e nella storia. Monica Vitti, musa del regista, pur non essendo qui protagonista diventa perno centrale della vicenda, mostrando la grande versatilità che ritroviamo negli altri film del maestro; Marcello Mastroianni sempre divo si “sposa” bene con una malinconica e distaccata Jeanne Moreau. Il regista italiano, dopo Il grido e L’avventura, ancora una volta fa muovere i suoi personaggi in una realtà che vive autonomamente intorno a loro. Essi vagano negli spazi in cui si trovano, in un silenzio che non è vuoto ma rispecchia la loro interiorità e i loro sentimenti. L’unico apporto musicale al film deriva dalla band di Gaslini (famosa negli anni ’60 per il jazz contaminato dalla musica contemporanea), presente in scena durante la festa nella villa, per il resto Antonioni costruisce una colonna sonora di rumori e suoni d’ambiente di una Milano fredda e caotica.


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