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L'incredibile Hulk

06/17/2008 10:00

Leone Auciello

Recensione Film, avengers, marvel, hulk,

L'incredibile Hulk

100 battiti...

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100 battiti... Madames et monsieurs va in scena il dottor Banner e mister Hulk. Una pellicola camaleontica capace di plasmare una doppia personalità cinematografica, un Giano bifronte che mostra all’imperturbabile astante due differenti immagini di se stesso. La natura mutevole del protagonista diventa il leit motiv del film, perfettamente suddivisibile in due differenti parti.


Incompreso, emarginato, in perenne confilitto-convivenza con la propria nemesi, Bruce Banner è la trasposizione rivisitata in chiave moderna del classico dell’edinburghese Robert Louis Stevenson. Questo ne scaturisce una duplice angolatura dalla quale si può osservare la dicotomia presente nell’ego del personaggio Marvel. Sei anni fa Ang Lee si era soffermato sul lato più intimistico e psicologico dell’opera, fornendo l’iter emotivo di Banner, sino al contrasto edipico con il padre-creatore. Il regista di Taiwan si portò eccessivamente al di là dell’essenza disimpegnata dei comics, immettendosi su binari pseudo-intelletualodi che non piacquero a critica e pubblico. La nuova trasposizione cinematografica del fumetto, creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1962, porta la firma di Louis Leterrier, giovane movie maker transalpino autore di The Transporter e Danny the Dog. Già dal curriculum del regista si può sottintendere il nuovo registro dell’opera, che perde palesemente colpi dal punto di vista delle atmosfere e caratterizzazioni emotive dei personaggi, ma acquista brio e ritmo per quanto riguarda il lato prettamente action. La bipartizione congenita di Banner/Hulk regala un film che presenta due opposte andature narrative. L’una legata al Banner malinconico, un Edward Norton svuotato del proprio “io artistico”, l’altra connessa all’abituale habitat cinematografico del regista, in cui l’alter ego dalla verde tonalità si districa in una fiera degli effetti speciali.


150 battiti... A fare da collage tra le due parti ci pensa l’innovativo incipit. La novità presente in quest’ennesimo discendente della corposa progenie fumettistica è la sinteticità con la quale viene trattata la genesi del superoe-mostro, solitamente estesa e qui compressa con un veloce montaggio nel prologo introduttivo della lunghezza di due minuti, inserito nei titoli iniziali. La moneta rotea in aria e si posa sul lato con il volto di Hulk. Adrenalinico, carico di effetti speciali egregiamente realizzati, un trionfo pirotecnico di combattimenti, esplosioni che danno vita ad un estasiante tripudio visivo. Nonostante non sia presente il geniale montaggio di Lee capace di alternare l’uso di “picture in picture” e “split screen" per ricreare il taglio vignettistico, Leterrier riesce a ricreare la frenesia delle immagini del fumetto. L’impatto estetico è dunque piacevole e la realizzazione tecnica di Hulk e Abominio è notevole con movimenti fluidi e in grado di rapire lo sguardo esigente dello spettatore. Se con le scene d’azione si tocca l’apogeo della pellicola, il b-side di Hulk presenta un ritmo decisamente basso. I momenti in cui è presente Banner, dal suo soggiorno forzato nelle favelas brasiliane al road movie improvvisato con la storica partner Betty Ross risultano essere i punti più bassi del film. Complici di questa osservazione risultano essere i vistosi tagli imposti dalla produzione, facilmente individuabili in più di una circostanza, i dialoghi poco ispirati e monocromatici ed una sceneggiatura incapace di caratterizzare emozioni ed aspetti interiori. Dall’incursione nell'animo umano di Lee al viaggio nella brutalità muscolare di Leterrier. Due film, due diverse anime dello stesso emblematico, incompreso eroe. 200 battiti… aaaarrrrrhhh... Hulk spacca!!!


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