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Burn After Reading - A prova di spia

09/23/2008 10:00

Ivan Zulberti

Recensione Film,

Burn After Reading - A prova di spia

Dopo l’ottimo Fratello, dove sei? (2000) e il meno convincente Prima ti sposo poi ti rovino (2003), si giunge alla conclusione della cosiddetta Trilogia dell’Id

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Dopo l’ottimo Fratello, dove sei? (2000) e il meno convincente Prima ti sposo poi ti rovino (2003), si giunge alla conclusione della cosiddetta Trilogia dell’Idiota targata fratelli Coen, che riconosce come consueto e insostituibile protagonista un beffardo George Clooney, al quale sono affiancate consolidate star del cinema hollywoodiano del calibro di Brad Pitt e John Malkovich. La mano dei talentuosi fratelli è come sempre ferma e sicura, regalando sequenze di grande cinema unite alla solita ironia pungente e corrosiva. Se la ricetta è già nota (evidenti i rimandi alla prima pellicola girata dai Coen, quel Blood Simple mai troppo apprezzato qui in Italia), la messa in scena riesce come sempre a stupire: il merito va alla straordinaria galleria di personaggi coeniani. Il ritmo è rapido e ben scandito da un montaggio serrato. Ma all’apice, l’elemento di maggiore rilievo è scuramente l’atmosfera che permea l’intero film: esilarante, dolce-amara, a tratti decisamente drammatica.


I due registi ci pongono dinnanzi agli occhi una visione critica, spietata e senza compromessi, dell’America di oggi, prendendosi gioco di tutto e di tutti, trascinando nel vortice dell’assurdo tutti i grandi valori che hanno reso famoso il cinema hollywoodiano, e soprattutto le istituzioni americane, attaccate in modo assai ironico ma non per questo meno tagliente. Si parla continuamente di Intelligence, di CIA, di FBI, di servizi segreti speciali… che difficilmente escono indenni da questo dissacrante gioco al massacro.


Le prove degli attori sono ottime, meravigliosa Frances McDorman nel ruolo di una cinquantenne single che, nel tentativo di emergere dalla massa, di diventare una persona più appetibile ed interessante, ricorre a una serie di operazioni di chirurgia plastica, e si tuffa nella disperata ed affannosa ricerca di un partner via internet. Ma chi davvero buca lo schermo è Brad Pitt. Dopo prove altalenanti, ci regala un personaggio esilarante, sempre intento a trafficare con il suo I-pod, a bere Gatorade e a sistemarsi il ciuffo cotonato e statuario. Meno convincente invece la prova di Clooney, che tende a ricalcare vistosamente le interpretazioni dei precedenti episodi della trilogia, dando vita a un personaggio certo divertente – con le sue manie e le sue fissazioni – ma meno originale e travolgente di quel che era lecito aspettarsi. Il film scorre rapido e divertente, con momenti di grande comicità alternati ad altri particolarmente drammatici, drastiche e grottesche altalene alle quale i fratelli Coen ci hanno già abituato. Ma, nonostante l’ottima regia e la splendida caratterizzazione dei personaggi – talmente idioti da risultare paradossalmente più reali – il film non riesce mai veramente a decollare, e soprattutto subisce un pericoloso calo di interesse quando lo schermo resta orfano di Brad Pitt, vero cardine ironico ed esilarante dell’intera pellicola. Un film in grado certo di stimolare più di una riflessione, e qualche malsana preoccupazione. Viene naturale chiedersi: e se davvero le istituzioni segrete americane fossero così incapaci e burocratiche perfino nei piccoli casi? Cosa potrebbero dunque fare in episodi ben più ingombranti? Tra risate e colpi di idiozia pura, i terribili fratelli Coen mostrano il cuore dell’America, ancora una volta, e ancora di più, inquietante ed irrecuperabile.


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