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La mummia - La tomba dell'Imperatore Dragone

09/26/2008 10:00

Leone Auciello

Recensione Film, fantasy, la mummia,

La mummia - La tomba dell'Imperatore Dragone

Non aprite quella tomba

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Un’antica leggenda del misterioso mondo del cinema recita che non bisogna mai risvegliare una saga abbandonata da anni nel mausoleo della settima arte. Stati Uniti, 2001. Stephen Sommers dirige il secondo capitolo de La Mummia con La mummia - Il ritorno, un popcorn movie il cui plot segue le avventure del fortunato predecessore. Trascorrono sette anni, un lungo periodo durante il quale il mondo dimentica Rick O’Connell e le sue strampalate avventure nell’Egitto dei faraoni con disturbi di personalità. Due film, uno spin-off (Il Re Scorpione) e la consapevolezza che il capitolo sia definitivamente chiuso. Fragili apparenze.


Stati Uniti, 2008. Rob Cohen, un coraggioso regista dal coatto pedigree (Fast and Furious, XxX ed altre perle miliari del macho-cinema), accompagnato da un temerario gruppo di sceneggiatori e produttori, tra cui spicca l’inconfondibile figura di Sommers, si avventurano incautamente nel mondo dei non-morti con l’intento di riportare in vita la defunta saga. Il risveglio del film ha scatenato una tremenda maledizione, preannunciata dall’iscrizione sul sarcofago della pellicola: “Il film che state per produrre sarà esteticamente terrificante”. La nefasta profezia si è realmente avverata.


Qualcosa è cambiato, a cominciare dallo scenario delle peripezie, dall’Africa all’Asia in un trionfo di originalità, che lascia presagire ad un futuro scontro contro una mummia aborigena dell’Oceania in uno dei prossimi capitoli. Gli anni hanno scalfito il volto della moglie di O’Connell, facendola trasformare da Rachel Weisz (stranamente ha rifiutato la parte) a Maria Bello, apprezzata attrice, che per calarsi a pieno nel ruolo ha regalato il peggio di sé, recitando odiosamente sopra le righe. Il pargolo Alex (Luke Ford) è cresciuto ed ora veste i panni di un mantenuto fuori sede e fuori corso in quel di Hong Kong. Per gli amanti della risata forzata c’è ancora quel buontempone dello zio Jonathan, divenuto ancor più macchiettistico e clownesco. Il nemico di turno ha il volto di Jet Li, ma le continue mutazioni associate al suo personaggio ci permettono di apprezzarlo nella sua normale veste in appena venti minuti. Al consueto semplicistico meccanismo narrativo (risveglia mummia-uccidi mummia) si affianca un pacchiano festival della computer grafica e di effetti speciali imbarazzanti, che regalano un alone puramente trash alla pellicola. Un vero e proprio circo, in cui sfilano, nel grande palcoscenico del kitsch orchestrato da Cohen, yeti, draghi, mucche con problemi gastrici, guerrieri di terracotta e scheletrici lavoratori combattenti. Per completare l’opera si aggiungono dialoghi malamente costruiti, recitazioni prive di verve, numerosi buchi narrativi ed un’ironia rigorosamente under 12. Dopo i titoli di coda tutto fortunatamente torna alla normalità. Questa volta La Mummia ha bisogno di molto riposo. Non aprite quella tomba.


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