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Cosa piove dal cielo?

11/06/2011 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Cosa piove dal cielo?

Roberto (Ricardo Darìn) è un uomo solitario e scontroso, che ha fatto della routine il suo stile di vita...

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Roberto (Ricardo Darìn) è un uomo solitario e scontroso, che ha fatto della routine il suo stile di vita. Ogni sera, allo scoccare delle 23, spegne la sua abat-jour, e si prepara all’ennesima giornata uguale a tutte le altre, da passare nella ferramenta De Cesare. Unico schiribizzo dell’uomo è la passione per gli articoli bizzarri e buffi che trova nei quotidiani e che colleziona. Il suo schema esistenziale viene stravolto quando, una mattina, un taxi “scarica” un cinese proprio davanti a Roberto. Jun (Ignacio Huang) non parla una parola di spagnolo, e l’unico indizio sulla sua identità è un indirizzo tatuato sul braccio, dove dovrebbe trovarsi il suo tapuo, il fratello maggiore di suo padre. Roberto, che dietro la sua scorza grezza nasconde un cuore buono, accompagna Jun all’indirizzo, solo per scoprire che lo zio del ragazzo è scomparso senza lasciare tracce. In una continua ricerca tra il quartiere cinese e l’ambasciata, Roberto ospita Jun in casa propria. Grazie alla convivenza forzata, Roberto esce dall’isolamento nel quale si era rifugiato, riconsiderando le proprie convinzioni e il proprio rapporto con la bella Mari (Muriel Santa Ana).


Presentato in concorso alla sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Un cuento chino (che in Italia verrà distribuito con l’improbabile titolo Cosa piove dal cielo?) è una commedia surreale che gioca sui difficili rapporti tra culture e realtà diverse. Da una parte c’è Roberto, argentino taciturno e prossimo a diventare un misantropo, che ha deciso consapevolmente di vivere separato dal resto del mondo. Dall’altra c’è Jun, orfano cinese costretto, dai tiri mancini del destino, a un crudele solipsismo. Le solitudini dei due uomini, così diverse tra loro seppur con caratteristiche complementari, diventano il punto di congiunzione tra due civiltà opposte e distanti anni luce che dovranno imparare a coesistere. Proprio attraverso le loro ferite emotive, i due protagonisti del film di Sebastiàn Borensztein fanno i conti con se stessi e con il proprio dolore, riscoprendo in un’amicizia bizzarra la necessità di avere qualcuno su cui contare.


Il punto forte della pellicola è senz’altro da ricercare nella meravigliosa interpretazione di Ricardo Darìn, attore che ha esordito nelle soap opere, molto amato in Argentina, e che in Italia si è fatto conoscere grazie al meraviglioso Il segreto dei suoi occhi, film nominato agli Oscar. In scena per tutta la durata della pellicola, Darìn regala al pubblico una delle sue migliori interpretazioni, che passa attraverso i suoi occhi grigi azzurri e che affronta tutte le sfumature emotive, dalla comicità fino ad una nostalgica rassegnazione. Il Roberto di Darìn è un uomo tradito dalle sue stesse aspettative, che si trasforma in un eremita brusco e silenzioso, ma al contempo un personaggio ingenuo, incorrotto, dominato da una profonda generosità che gli impedisce di abbandonare Jun, anche quando la sua pazienza sembra essere giunta al limite. Al suo fianco, Ignacio Huang restituisce un personaggio che non può fare a meno di suscitare la simpatia del pubblico: forzato a vedersela con una società che non conosce, esprimendosi in un idioma che nessuno sembra capire (nemmeno alcuni commercianti della chinatown argentina), Jun è costretto ad affrontare i demoni del passato, con coraggio e forza, rappresentando il migliore amico di Roberto. Ispirato ad uno straordinario fatto di cronaca, Un Cuento chino (letteralmente, un canto cinese) è un racconto quasi favolistico, che si basa sullo stereotipo della “strana coppia” mostrando come due personaggi opposti ma al contempo complementari riescono a creare un equilibrio tutt’altro che precario, basato sulla condivisione del dolore e sulla forza di andare avanti.


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