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Spia Spione

11/17/2011 11:00

Ingrid Malossi

Recensione Film,

Spia Spione

Carlo Barazzetti (Lando Buzzanca) fa il cameriere in un bar, anche se si finge giornalista per abbordare la sua vicina di casa...

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Carlo Barazzetti (Lando Buzzanca) fa il cameriere in un bar, anche se si finge giornalista per abbordare la sua vicina di casa. È impacciato, maldestro, infantile, un po’ tonto, ma comunque simpatico e buffo. Ha la sfortuna di vivere in un piccolo appartamento proprio sopra una banca che un gruppo di ladri internazionali, capitanati dal professore Guy Deghy e dalla bella Ursula (Teresa Gimpera), intendono rapinare proprio calandosi dal suo appartamento. Nel caveau è custodito, oltre ad una svariata quantità di denaro, un preziosissimo anello, dalla particolare lega metallica. Una sera Carlo rientra inopportunamente a casa prima del previsto, viene dunque fatto ostaggio della banda e successivamente “assunto” da questi come agente segreto e spedito in Spagna con la seducente Ursula della quale è innamorato. A loro volta la banda viene attaccata da altri delinquenti che intendono impossessarsi del prezioso anello, cosicché Carlo li aiuta, superando notevoli avversità, addirittura offrendo il proprio “corpo” in favore della causa.


Fratello del più noto Sergio, Bruno Corbucci aveva già affrontato con lo stesso Buzzanca la parodia dell’agente segreto James Bond con James Tont Operazione U.N.O. e Operazione D.U.E., entrambi del 1965, dove l’agente siculo Tont mostrava tutta la sua fortuna e inettitudine riuscendo tuttavia a sventare ogni possibile ostacolo gli si presentasse dinanzi. Spia spione ne è il suo tragico epilogo, o triste e stantia riproposizione: sceneggiatura noiosa e patetica, banalmente riciclata da tante pellicole di soggetto simile; spunti parodistici fiacchi e una recitazione assolutamente deludente, persino nei suoi caratteristi, dall'interpretazione troppo accentuata finanche nel doppiaggio (Guy Deghy nonostante abbia interpretato grossi successi internazionali come Operazione Crossbow e Una Rolls Royce tutta gialla, qui passa totalmente inosservato se non per il suo fastidioso accento tedesco e per il suo buffo “costumino” rosso). Insomma, una piccola pellicola che fa il verso a I soliti ignoti, soprattutto nella prima parte, ma che poi ripiega precipitosamente nel classico film comico di serie B italiano, strizzando qua e là l’occhio ai canoni classici del cinema di spionaggio. Tuttavia, pur nella sua ripetitività, qualche battuta ben assestata la sferra ed è sicuramente da lodare lo spirito farsesco e divertito che il film, nel suo incedere, regala, anche grazie alle belle ambientazioni balneari spagnole e all’ottimo stile di ripresa e di fotografia, molto luminosa e colorata. In gran luce l’operazione metalinguistica finale della nota casa di Brandy, lo Stravecchio Branca, interpretata da Cristina Gajoni con il motivo musicale che fa da collante.


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