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L'era legale

01/13/2012 11:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

L'era legale

Siamo nella Napoli del 2020: la città che fino a pochi anni prima era stretta nella soffocante morsa della camorra è diventata un esempio di rettitudine per tut

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Siamo nella Napoli del 2020: la città che fino a pochi anni prima era stretta nella soffocante morsa della camorra è diventata un esempio di rettitudine per tutto il mondo. La malagestione dei rifiuti, il traffico di droga, i furti, gli scippi, le rapine, la corruzione, il pizzo hanno abbandonato per sempre il golfo lasciando il posto a una città moderna, sicura, pulita e perfettamente funzionante. Il merito di questa incredibile trasformazione va al suo sindaco Nicolino Amore (Patrizio Rispo, noto al grande pubblico per il suo ruolo nella fortunata serie tv Un posto al sole).


Enrico Caria, giornalista satirico e scrittore, gira questo divertente e appassionante mockumentary che racconta la fantastica ascesa al potere del parvenu Nicolino Amore, tra ironia partenopea e problematiche tutte italiane. Proprio come in un qualsiasi film-inchiesta di Michael Moore, la sua storia è raccontata attraverso i commenti e le sensazioni degli addetti ai lavori: oltre ai padroni di casa Isabella Rossellini e Renzo Arbore, Caria aggiunge le voci e i pensieri di giornalisti come Carlo Lucarelli e Bill Emmott dell’Economist e di capisaldi dell’Antimafia come Pietro Grasso e Vincenzo Macrì.


Dopo aver girovagato per l’Europa dedicandosi ai lavori più disparati, Nicolino Amore torna a Napoli e attraverso diversi comizi tenuti nelle piazze diventa in breve tempo parte integrante del folklore locale. Incuriosita dalla presa che ha sul suo pubblico una giornalista lo invita a una tribuna politica televisiva: il successo di Nicolino sarà tale che si troverà anche uno sponsor per finanziare la sua campagna per le elezioni a sindaco di Napoli. Salito al Municipio, Amore, di famiglia povera e semplice, si farà immediatamente sedurre dal mondo di potere, denaro e belle donne che circonda il suo nuovo ambiente, ma il traumatico incontro con il vecchio padre e l’amore per la sua cameriera Agata (Rita Corrado) faranno riemergere l’indole e lo spirito battagliero di Nicolino che, novello Masaniello, guiderà la rivolta e la rinascita di Napoli e dei napoletani. Caria, pur senza voler entrare in argomenti che non riguardano lo spettacolo, rilancia una discussione mai del tutto sopita e sempre attualissima: Amore, per spezzare il giogo della camorra su Napoli, le taglia la principale fonte di liquidità, il mercato della droga, che garantisce ai boss cifre spaventose sull’ordine di centinaia di miliardi di euro all’anno. Nel ricordo dell’ondata criminale che si abbatté sull’America proibizionista, decide di legalizzare il possesso e l’utilizzo di qualsiasi droga a Napoli sferrando così un colpo durissimo all’economia camorrista. Privati del loro dominio economico i boss sono costretti ad allentare sempre di più la stretta sulla città che in breve tempo vede moltiplicarsi gli effetti benefici: le eco-mafie lasciano spazio alla raccolta differenziata che rilancia il mercato dei prodotti tipici prima massacrato dagli scoli di percolato nel terreno e nelle falde acquifere; le imprese, liberate dal pizzo, rifioriscono aprendosi al mercato e creando posti di lavoro; l’intera Napoli torna a respirare entrando in un circolo virtuoso di legalità.


Il mockumentary, girato con indubbia vena ironica e dissacrante (le riunioni in municipio, gli attacchi di bassissima lega sui tabloid, il personaggio del disastrato investigatore privato Tony Lenza interpretato da Pietro De Silva) vuole porre l’accento sulla situazione sempre più complicata di una delle più belle città del mondo, baciata dagli dei per posizione, storia e cultura, ma vessata da decenni di programmazione inesistente. Caria non pretende di dare risposte, ma porre domande e aprire un dibattito: la soluzione della legalizzazione delle droghe è volutamente semplicistica - nel film i drogati, travolti da un’improvvisa abbondanza di stupefacenti praticamente gratuiti grazie alla “pentita” Idra Duarte (Cristina Donadio) e “tagliati” a dovere, seguiti da centri di recupero specializzati, in breve tempo smettono spontaneamente di abusarne. Ma è un primo sassolino che serve a muovere le acque di un lago ridotto ormai a un pantano. Come è possibile che quella che i romani chiamavano campania felix, bagnata dal mare e baciata dal sole, con la terra fertile e abbondante come poche altre, intrisa da secoli di storia greca, romana, francese, spagnola e italiana, con un patrimonio artistico invidiabile, sia ora conosciuta solo per i sacchi di immondizia che la invadono ovunque?


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