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Underworld - Il risveglio

17/01/2012 11:00

Erika Pomella

Recensione Film, Horror, underworld,

Underworld - Il risveglio

Dopo aver sconfitto l’anziano Marcus nel sequel Underworld Evolution e sviscerato la storia di Lucian e la nascita della disputa tra vampiri e lycan nel prequel

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Dopo aver sconfitto l’anziano Marcus nel sequel Underworld Evolution e sviscerato la storia di Lucian e la nascita della disputa tra vampiri e lycan nel prequel La ribellione dei Lycan, arriva finalmente al cinema il quarto capitolo della saga ideata da Len Wiseman, nel nuovo film diretto stavolta dagli svedesi Måns Mårlind e Björn Stein.


Vampiri e licantropi si sono sfidati per secoli sotto gli sguardi ignari degli umani; poco dopo la sconfitta di Marcus, tuttavia, gli esseri umani vengono a conoscenza dell’esistenza di queste creature e si impegnano per distruggerle. Durante il genocidio, Selene e Michael cercano di difendersi, senza successo. I due vengono separati, e la vampira scivola in un sonno oscuro. Si risveglierà dodici anni dopo, in una clinica dell’Antigen, compagnia biotech che tenta di scoprire un antidoto per le mutazioni che portano alla trasformazione in vampiro e licantropo. Sperduta nel mondo moderno, Selene cerca disperatamente di ritrovare Michael e, nel tentativo, si imbatte in Eve (India Eisley), creatura che Selene stessa ha dato alla luce durante il suo coma. Mentre scappano dal capo dell’Antigen (Stephen Rea), le due vengono accolte da David (Theo James), un vampiro che vive nel sottosuolo insieme ai pochi non-morti rimasti, sotto la guida passiva del padre di David (Charles Dance). Ben presto però il rifugio verrà attaccato dai lycan, che si dimostrano più forti e più numerosi. Compito di Selene sarà non solo quello di tenere al sicuro la figlia Eve, ibrido perfetto tra vampiro e lycan, ma anche di frenare l’avanzata di un licantropo geneticamente modificato, che sembra ben deciso a sterminare i pochi eliofobi rimasti.


Ci sono voluti sei anni per rivedere Kate Beckinsale nella tuta di latex di Selene; sei anni in cui i succhiasangue hanno spopolato al cinema, grazie alle versioni romantiche di Twilight, o al recupero di vecchi cult come Fright Night. Senza farsi ispirare da nessuna di queste nuove correnti, Underworld – Il risveglio cerca di mantenersi fedele all’immagine che i tre film precedenti della saga avevano già forgiato. In questo senso, tutti i punti deboli legati alla figura del vampiro, rimangono invariati; della tradizione letteraria plasmata dal Dracula di Bram Stoker rimane ben poco, a favore di una rivisitazione fantasy che, tuttavia, avvince lo spettatore. Il pregio più significativo del film di Mårlind e Stein è da ricercarsi proprio nella fluidità della narrazione, che non scivola mai in momenti piatti, giungendo senza intoppi a un epilogo che lascia facilmente intravedere l’idea di un quinto episodio. Va detto, tuttavia, che questo quarto episodio è lungi dal toccare le vette raggiunte dal capostipite del 2003 che, ad oggi, rimane il migliore della saga. Grazie anche all’utilizzo massiccio del 3D, il film risulta essere più che altro un giocattolone action, che pone in cime alle priorità delle coreografie combattive, a sfavore di una storia che, seppur interessante nel suo spunto, risulta debole. Questo anche per via di personaggi che vengono appena abbozzati e che dunque rimangono legati all’immagine di macchiette funzionali all’azione e non alla narrazione. Persino i Lycan si trasformano in semplici mostri somiglianti ad enormi scimpanzé, che uccidono per il gusto di farlo, senza quei sentimenti di rancore e vendetta che li muovevano nei primi tre film. Basta pensare al Lucian interpretato magnificamente da Michael Sheen per capire che il cattivo di turno, in questo caso, non ha niente da offrire ad un pubblico abituato a ben altri livelli. Stephen Rea fa del suo meglio, ma il suo personaggio è sciatto e incompleto; non basta il look studiato, simile a quello visto in V per Vendetta per restituire lo stesso risultato.


Magnifici, al contrario, restano gli scenari dark costruiti intorno alla città di Vancouver. Le atmosfere colme di oscurità e avvolte in luci glaciali, rimandano allo spettatore un buon senso di tensione, anche grazie alle ottime scenografie di Genie Claude Paré. Bisogna ricordare che la saga di Underworld nasce con l’intenzione di essere una saga horror, sebbene poi viri immediatamente verso il fantasy romance; in questo senso, Il risveglio cerca di recuperare quell’aura di orrore che Wiseman aveva rincorso, utilizzando per la propria diegesi alcuni elementi caratteristici della tradizione horror. Un esempio su tutti è quello della scena in cui Eve viene tenuta prigioniera in una stanza, e monitorata da telecamere a circuito chiuso; tutta la sequenza - oltre a L'esorcista - sembra derivare dalla tradizione “amatoriale” lanciata da film come Il mistero della strega di Blair e i più recenti Paranormal Activity. Con la promessa di un quinto episodio, il film dei registi svedesi risulta essere un buon prodotto di intrattenimento, con un 3D che ben si piega alle necessità di messa in scena, a discapito però di una storia che, se trattata meglio, avrebbe potuto essere ben più avvincente.


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