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Ostinato destino

04/16/2012 10:00

Ingrid Malossi

Recensione Film,

Ostinato destino

Carolina Rambaldi (Lauretta Masiero) è una ricca vedova con tre figli: Marcello (Alessandro Gassman), Lucrezia (Angela Finocchiaro) e Cesare (Gustavo Frigerio).

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Carolina Rambaldi (Lauretta Masiero) è una ricca vedova con tre figli: Marcello (Alessandro Gassman), Lucrezia (Angela Finocchiaro) e Cesare (Gustavo Frigerio). Alla sua morte, nel testamento si legge che l'intero patrimonio andrà a chi entro un anno si sarà sposato e avrà avuto un bambino. I tre fratelli, scioccati dalle richieste della madre, non hanno in programma di costruire una vera famiglia, ma solo di incassare l'eredità della defunta, tuttavia cercano una soluzione e iniziano a cercare una compagna. Marcello è il più avvantaggiato: è affascinante, ci sa fare con le donne ed è il classico sciupafemmine impenitente, e come tale è visto dai fratelli come il principale indiziato alla vittoria, soprattutto rispetto a Cesare, uno scrittore omosessuale e a Lucrezia, una svampita presentatrice televisiva. Questi ultimi due nel tentativo di fronteggiare il fratello, decidono di assoldare Marina (Monica Bellucci), una procace serial killer, incaricata di sedurre e poi uccidere Marcello. Le cose però, non vanno come era nel progetto iniziale, anche grazie alla presenza della sorella gemella di Marina, Angela, che ingarbuglierà non poco la situazione.


Gianfranco Albano, qui all'esordio sul grande schermo dopo un cospicuo numero di fiction televisive tra le quali Mino, il piccolo alpino(1984) e Felipe ha gli occhi azzurri(1990), realizza una commedia degli equivoci, a tratti noir, che, nella prima parte presenta una ben dispiegata struttura narrativa, lineare e discretamente recitata, grazie anche alla presenza di attori già affermati come la Finocchiaro, che alterna battute di spirito alla sua già proverbiale presenza scenica di donna sull'orlo di una crisi di nervi. La pellicola segna l'esordio sul grande schermo della Bellucci, qui addirittura scissa in due personaggi ben distinti e persino doppiata, e di un giovanissimo Gassman. Nella seconda parte della pellicola quel poco di buono che il regista aveva lasciato intravedere va completamente a perdersi, lasciando i personaggi in balia di se stessi e delle loro urla schizzofreniche (soprattutto quelle di Cesare, rappresentazione quanto più macchiettistica e stantia di un omosessuale incapace anche della minima azione), fino alla banalissima sparizione finale che riporta tutto a un presunto e utopico ristabilimento dell'ordine. Oltre alla già citata Finocchiaro, che spicca non per particolari meriti, in questa dimenticabilissima commedia si salva Gassman, seduttore strampalato, facilone e sfortunato nella sua inguaribile e bonaria superficialità, che accenna una timida eco agli epocali personaggi che hanno reso forte e viva la commedia all'italiana.


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