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Un mostro a Parigi

12/02/2012 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Un mostro a Parigi

Eletta come una delle più belle città del mondo, Parigi è da sempre lo scenario ideale dove ambientare storie d’amore passionali, dai risvolti spesso tragici, d

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Eletta come una delle più belle città del mondo, Parigi è da sempre lo scenario ideale dove ambientare storie d’amore passionali, dai risvolti spesso tragici, dove splendide donne a volte venivano contrapposte ad esseri mostruosi o deformi. Basti pensare al Quasimodo di Notre Dame de Paris, o al geniale Erik che si aggirava nei meandri dell’Opera Garnier, ne Il fantasma dell’opera. Ora la ville lumiére diventa lo sfondo per il nuovo film di Eric Bergeron, co-regista di La strada per Eldorado e Shark Tale, tornato in patria per tentare di creare un degno avversario alla produzione d’animazione d’oltreoceano. Il risultato è Un mostro a Parigi, film corale che mette al centro della sua narrazione la Parigi del 1910, quella caratterizzata da una delle più sorprendenti piene della Senna.


Lucille è una giovane e talentuosa cantante che si esibisce nel cabaret l’Oiseau Rare. Di lei è innamorato Maynott, egocentrico prefetto della polizia, ma assetato di potere e piegato dal proprio orgoglio, che sogna di diventare sindaco di Parigi. Tutto cambia quando Raoul, amico d’infanzia di Lucille, dopo una visita alla serra dei Jardins des Plants, finisce col dare alla vita una creatura mostruosa. Scoprendo le doti canore del mostro – che in realtà è una pulce di dimensioni umane -, Lucille lo ribattezza Francoeur e lo invita ad esibirsi con lei sul palcoscenico. Inizierà così una lunga serie di esibizioni da manuale che sarà scosso quando Maynott, per apparire nelle lucenti vesti d’eroe agli occhi dei parigini, darà il via ad una vera e propria “caccia al mostro”.


Etimologicamente la parola mostro deriva dal verbo latino mostrare (ovvero "mostrare al mondo") e sottolinea come una figura mostruosa debba – spesso suo malgrado – concedersi allo sguardo della folla. Sono proprio le sue caratteristiche straordinarie a catturare l’attenzione prima, e l’avversione poi. Francoeur ha un aspetto che esula dai canoni di normalità, ma soprattutto ha doti – in questo caso canore – che lo pongono al di sopra della media. Il suo talento lo spinge così a calcare il palcoscenico, regalando la propria unicità ad un pubblico assetato. Gli avventori del cabaret Oiseau Rare – che non a caso significa uccello raro – non potranno fare a meno di lasciarsi guidare dai numeri musicali eseguiti da Francoeur e Lucille, doppiati, nella versione originale, dalla bella Vanessa Paradis e dal compositore Mathieu Chédid (Arisa e Raf nel doppiaggio italiano). Ed è proprio nelle esibizioni dei due protagonisti che la pellicola trova la chiave narrativa per arrivare dritti al cuore, in una messinscena poetica intinta di malinconia, ambientata nell'affascinante Parigi di inizio secolo. Anche se la storia non presenta spunti di grande originalità - recuperando materiale dalla lunga tradizione favolistica e letteraria - Bergeron ha messo in piedi un film d’animazione fortemente europeo che, lungi dal fare il verso ai capisaldi dell’animazione americana, si ritaglia una precisa identità mediatica. Lo sviluppo del racconto, indubbiamente rivolto al pubblico giovanissimo, si snoda con un profondo e calibrato senso di meraviglia che strizza l'occhio alle origini stesse del cinema. Favola d’amore e d’amicizia ambientata sulla collina di Montmartre, Un mostro a Parigi è un film delizioso e magico, che non mancherà di irretire anche gli spettatori più adulti.


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