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Asterix alle Olimpiadi

12/28/2012 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Asterix alle Olimpiadi

Il Gallo Alafolix (Stéphane Rousseau) è perdutamente innamorato della bella principessa greca Irina (Vanessa Hessler) che lo ricambia con uguale passione...

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Il Gallo Alafolix (Stéphane Rousseau) è perdutamente innamorato della bella principessa greca Irina (Vanessa Hessler) che lo ricambia con uguale passione. La storia d’amore corre però un grave rischio: Irina è infatti stata promessa da suo padre al rozzo figlio di Cesare (Alain Delon), Bruto (Benoît Poelvoorde). Per risolvere la diatriba viene allora stabilito che la principessa sarà data in sposa al vincitore delle Olimpiadi. Toccherà ad Asterix (Clovis Cornillac), Obelix (Gérard Depardieu) e agli amici Galli aiutare Alafolix a vincere i giochi e con essi, il cuore di Irina.


Prodotto in occasione delle Olimpiadi di Pechino del 2008, Asterix alle Olimpiadi è il terzo film della serie ispirata ai fumetti di Renè Goscinny e Albert Uderzo. Stavolta a fare da sfondo alle avventure dei due Galli è la Grecia di duemila anni fa, sede dei più importanti giochi sportivi della storia. Nonostante, rispetto alle pellicole precedenti, questo terzo episodio perda gran parte dell'originaria verve e il ritmo cinematografico da comics, il film di Frederic Forestier e Thomas Langmann è il più delicato e “colto” della serie. Alla base vi è la vicenda amorosa che ironicamente si ispira a quella di Cyrano - interpretato, nella più celebre delle trasposizioni cinematografiche, proprio da Depardieu - con un romantico Obelix che detta al bel Gallo Alafolix poesie d’amore per la principessa greca Irina, sfortunatamente promessa a Bruto. Espediente per risolvere ogni duello amoroso sono le Olimpiadi e, come in molte favole mitologiche, la bella principessa andrà in sposa al vincitore dei giochi. Ancora una volta dal soggetto di Goscinny e Uderzo è recuperato il celebre irriverente ribaltamento storico che contrappone alla scorrettezza dei rozzi romani la nobiltà dei barbari, greci o galli che siano. Da questo espediente narrativo Forestier e Langmann dirigono un film dalla morale leggermente più approfondita che nelle altre pellicole, concepite come esclusivo intrattenimento: facendo leva sulla ricorrenza dei giochi di Pechino i due registi colgono l’occasione per ribadire la non troppo originale metafora dello sport come espressione di lealtà e coraggio, oltre che come occasione di incontro per nazioni diverse, di greci, galli e romani, nell’antichità come nella contemporaneità. E la celebrazione sportiva offre lo spunto per la parodia, che stavolta si concentra non tanto su citazioni cinematografiche quanto sullo sport internazionale, vantando alcuni divertenti cammei, da Michael Schumacher a Zinedine Zidane, da Tony Parker e Amélie Mauresmo. Oltre a queste apparizioni, nel cast unica riconferma è l’ormai immancabile Depardieu nei panni di Obelix, mentre il volto di Asterix è stavolta quello di Clovis Cornillac, e Alain Delon è un vanitoso e affascinante Cesare, autocitazionista e maggiormente protagonista rispetto alle precedenti pellicole.


Pur essendo l'episodio greco uno dei più incalzanti, avventurosi e pregni di azione della serie, la pellicola di Forestier e Langmann appare ripetitiva e a tratti noiosa: ponendosi volontariamente sulla scia dei film precedenti, i registi recuperano gli effetti speciali (nella creazione in digitale dello stadio olimpico e nelle sequenze sportive) e il colossalismo già visto, con comparse, mezzi e un budget anche stavolta astronomico. Ma né il navigato cast né la realizzazione impeccabile del film riesce nell’impresa, più che olimpica, quasi ciclopica, di vivacizzare una pellicola lenta e monotona. Se anche va apprezzata l’idea di legare passato e presente nell’importante occasione sportiva delle Olimpiadi, nel tentativo di semantizzare ulteriormente il soggetto di Goscinny e Uderzo, Asterix alle Olimpiadi non solo perde molto dell’ironia e del tono graffiante dell’originaria storia a fumetti ma si ripiega persino in un prodotto che per la prima volta è meno commerciale e apprezzabile del solito.


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