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Warm Bodies

01/24/2013 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Warm Bodies

Conclusasi la Twilight Saga, che, insieme alla serie di Harry Potter, aveva tenuto testa alle richieste svariate di un target young-adult, ora il fertile terren

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Conclusasi la Twilight Saga, che, insieme alla serie di Harry Potter, aveva tenuto testa alle richieste svariate di un target young-adult, ora il fertile terreno della cinematografia adolescenziale è alla ricerca di un prodotto filmico che possa ereditarne il lascito. Tra i tanti candidati possibili – si spazia dalla serie distopica Hunger Games al fantasy Shadowhunters – ad emergere con forza è il nuovo film di Jonathan Levine, tratto dal romanzo omonimo di Isaac Marion. Non a caso sui cartelloni rosso-sangue che pubblicizzano la pellicola, la scritta «dai produttori di Twilight» troneggia enfatica, distogliendo quasi l’attenzione dal titolo stesso. Eppure lo spettatore non deve farsi ingannare, perché sebbene ricorrano elementi comuni alla saga vasmpiresca, Warm Bodies offre comunque elementi del tutto originali rispetto alle dinamiche e ai personaggi nati dalla penna di Stephenie Meyer.


Senza nessuna ragione apparente il mondo si sta decomponendo. Le città avvizziscono arrendendosi all’abbandono, mentre i loro abitanti vivono in fortezze, al riparo dall'orda di cadaveri che ritornano in vita per cibarsi di cervelli umani. Lo sa bene Julie (Teresa Palmer) che, durante un’escursione con gli amici e il fidanzato Perry (Dave Franco), subisce l’attacco da parte delle mostruose creature. Tra questi c’è R (Nicholas Hoult), che, dopo essersi cibato della materia cerebrale di Perry e averne così ereditato i ricordi, salva la vita a Julie, portandola con sé all’aeroporto dove vive. Superata la naturale paura e la conseguente diffidenza, tra i due inizia una strana amicizia che porterà ad alcuni eventi capaci di rivoluzionare di nuovo l’intero mondo.


Capitolo - per il momento - autoconclusivo delle avventure sentimentali di R e Julie, Warm Bodies fa con gli zombie quello che Twilight aveva provato a fare con i vampiri: li reiventa, allontanandosi – forse fin troppo - dai cliché legati a tali figure orrorifiche. Al posto di inumani, inorganici e disorganizzati esseri votati soltanto a procacciarsi carne umana, viene contrapposta l’immagine di un adolescente fascinoso, uno zombie della nuova era, protettivo e acculturato, che finisce con l’innamorarsi della bella umana. Ed è in questa contrapposizione che si sente chiaramente il legame con Twilight. Paragone che lascia lo spazio che trova man mano che la narrazione procede: Warm Bodies è infatti un ibrido gigione, una parodia dei film sugli zombie che, più che al lascito romeriano, strizza l’occhio al piccolo gioiello Benvenuti a Zombieland. La prima parte della pellicola, che gioca sapientemente su questo tipo di ironia esacerbante, spiazza lo spettatore più cinico che, suo malgrado, si trova a ridere delle varie disavventure di un non morto innamorato di una teenager. Questo anche grazie alla buona prova offerta da Nicholas Hoult, il leggendario bambino di About a boy che aveva già lavorato su un personaggio mostruoso come Bestia in X-Men: L’inizio. A questo tono volutamente parodistico e sardonico, Jonathan Levine – autore anche della sceneggiatura – non contrappone quasi mai sussulti esageratamente drammatici o enfatici. Il regista sembra sapere che giocare con l'iconografia di un genere fortemente sviscerato è un rischio: per questo sceglie l'impronta umoristica pennellando un protagonista paradossale e scanzonato. A questo, tuttavia, si contrappongono sequenze decisamente più romance che, pur con qualche scintilla (come l’omaggio a Romeo & Juliet), finisce con il riportare il film sui binari della consueta storia d’amore, in cui si perde tutto quello che di buono si era costruito. Film godibile e a sprazzi divertente, Warm Bodies andrebbe visto anche solo per beneficiare della meravigliosa colonna sonora curata da Marco Beltrami e Buck Sanders.


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