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Superman IV

05/29/2013 10:00

Giuseppe Salvo

Recensione Film,

Superman IV

Subito dopo l’auspicata - e perentoriamente frustrata - benevolenza che i toni da commedia del terzo capitolo avrebbero voluto accattivarsi, i produttori storic

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Subito dopo l’auspicata - e perentoriamente frustrata - benevolenza che i toni da commedia del terzo capitolo avrebbero voluto accattivarsi, i produttori storici degli adattamenti dell’apolide kryptoniano pensarono di rimediare allargando la famiglia dei supereroi su grande schermo con Supergirl. Ma l’insuccesso anche di questa pellicola spinse i Salkind a cedere i diritti di sfruttamento cinematografico di Superman alla Cannon Film, e con essi, la saga – dopo aver perso per strada diversi pezzi e nove anni trascorsi dalla sua inaugurazione – approdava all’ennesimo sequel, orfana dei suoi tratti distintivi, impoverita nel budget, con i tagli che i problemi finanziari imposero, fiaccata oltretutto dalla svogliata partecipazione del suo protagonista, che alle ritrosie nel tornare a ingabbiarsi nei panni di un personaggio divenuto troppo ingombrante, univa una forma fisica non più smagliante. Le apprezzabili intenzioni di recuperare attori – Hackman e Kidder – e atmosfere degli esordi, infine, risultano svilite da una regia scevra di idee, e da diverse incongruenze narrative che la riduzione del minutaggio inflisse al final cut.


La corsa agli armamenti nucleari rende precaria la pace tra i paesi della Terra. Il riarmo da parte delle grandi potenze mondiali pone profondi dubbi al supereroe venuto dallo spazio circa il contributo che gli è possibile dare. Nonostante i moniti del padre Jor-El di non interferire con la storia degli uomini, Superman decide infine di smantellare gli arsenali nucleari liberando il pianeta dalla minaccia di una guerra atomica. Quando Lex Luthor, evaso di prigione, utilizza i geni di Superman per concepire una creatura parimenti potente ma totalmente votato alla violenza e alla distruzione, per il supereroe si prospetta un arduo scontro che metterà a dura prova i suoi poteri per difendere la vita degli abitanti della Terra.


Mentre gli anni 80 acuivano la divaricazione tra Usa e Unione Sovietica, prima nella gara astronomica verso le stelle, poi al photo-finish nella corsa atomica agli armamenti nucleari, i blockbuster a stelle e strisce – militar-action, polizieschi, spy movie – impilano una serie di sceneggiature volte ad assorbire il fermento e le contraddizioni degli ultimi strascichi di guerra fredda, tracciandola a grandi linee su un’ideale cartina macro-politica. E anche la morale che deriva da tali pellicole – è del 1985 un altro celebre quarto capitolo, Rocky IV – ha contorni sommari e molto approssimativi, sbrigativi, reaganiani, talvolta ammantati dalla tendenza manicheistica filo-americana, talvolta da risvolti ben più inquietanti di quanto il genere d’appartenenza potesse far supporre, spesso riscattati da messaggi buonisti e finalità di riconciliazione rivolti al domani. La pellicola di Furie raccoglie il proprio tessuto narrativo dall’attualità della corsa agli armamenti nucleari – ramificata nel frattanto in differenti zone del globo terrestre – e nel tentativo di calare il supereroe della DC in tale scenario, si avventura in un arduo, ispido, contorto cammino senza via di fuga. Rimane così imbottigliata nella pretesa di imprimere un significato metaforico al racconto di un supereroe che risolve non più il male scatenato da un perfido criminale o i propri dissidi esistenziali da salvatore, bensì le controversie reali della politica internazionale. E proprio quando il tentativo poteva risultare – per quanto ingenuo, per quanto inverosimile e sprovveduto di mezzi e qualità – comunque coraggioso, ecco che si ritrita il leitmotiv del super-cattivo antagonista, con l’aggravante questa volta di un interprete incolpevolmente privo di esperienza e talento. Superman IV procede a passi indietro, recalcitra fallendo il momento dello scatto, sottrae laddove vorrebbe aggiungere, guarda al passato mentre lancia messaggi di speranza rivolti al futuro. Tenta di ancorarsi al presente, lasciando soltanto un’amara traccia di nostalgia. E la serie, per come era stata concepita negli ultimi anni ‘70, con il suo carico di rudimenti e ardimenti meccanici e visivi, sarebbe stata destinata ad estinguersi, a spegnersi, come gli astri al termine del loro ciclo di vita stellare.


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