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MultipleX

07/01/2013 10:00

Erika Pomella

Recensione Film,

MultipleX

A un anno di distanza da Cronaca di un assurdo normale, Stefano Calvagna torna in sala con una pellicola che si presenta come thriller metacinematografico, un g

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A un anno di distanza da Cronaca di un assurdo normale, Stefano Calvagna torna in sala con una pellicola che si presenta come thriller metacinematografico, un gioco di rimando tra visione e realtà che dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – aumentare il senso di tensione in chi guarda, spingendolo a riconoscersi nei personaggi messi in gioco.


Un gruppo di ragazzi, dopo aver visto un film thriller nel multisala vicino casa, decidono di rimanere tra le pareti del cinema ben oltre l’orario di chiusura. Le intenzioni sono delle più semplici: spassarsela alla faccia dell’autorità, divertirsi a giocare come bambini, ribellandosi come giovani rivoluzionari. Così tra gare di nascondino e desideri sessuali manifesti, i ragazzi si apprestano a passare quella che nelle loro intenzioni dovrebbe essere una nottata da ricordare. Peccato che nessuno di loro sappia che il guardiano notturno del cinema, ossessionato dall’idea dell’ordine, è un maniaco che non sopporta che qualcuno disobbedisca alle sue regole. Così per i ragazzi inizia un gioco ben diverso da qualsiasi passatempo avessero in mente.


Se le buone intenzioni bastassero, da sole, a salvare una pellicola da un giudizio negativo, allora si parlebbe sempre più spesso di capolavori mancati. Purtroppo l'idea di partenza non basta quasi mai a redimere film pieni di difetti fin troppo palesi e MultipleX non fa eccezione. L’idea di Calvagna è semplice: creare un film di tensione giocando sul senso di claustrofobia di un luogo chiuso e circoscritto, dal quale sembra impossibile scappare. Sulla carta, anzi, il regista osa anche di più: costruisce una trama che fa del luogo della fruizione cinematografica il teatro dell'azione finzionale, creando un gioco di rimandi e uno stato d’ansia in chi guarda che si sentirebbe così chiamato in prima persona. Proponimenti, questi, che avrebbero potuto portare alla realizzazione di un buon film estivo, con l’unico scopo di divertire/spaventare uno spettatore in cerca di evasione. La pellicola è invece un ricettacolo di situazioni già viste e mal sviluppate, che strizzano l’occhio all'horror a stelle e strisce senza però riuscire a raggiungerne gli apici. A questo si aggiunge una recitazione che lascia molto spesso a desiderare e che si accontenta di smorfie grottesche e spesso involontariamente comiche, anche perché costruite su volti accennati, privi di quell'approfondimento psicologico volto ad allontanare i personaggi da stilizzazioni macchiettistiche, che non solo impediscono ogni forma di empatia, ma anzi spingono lo spettatore a prendere sempre più le distanze dalla storia.


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