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Wolverine: L'immortale

07/23/2013 10:00

Marco D'Amato

Recensione Film, x-men, wolverine,

Wolverine: L'immortale

Con Wolverine - L'immortale James Mangold tenta la strada della modernità

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A quattro anni da X-Men le origini – Wolverine, arriva il secondo film totalmente dedicato al graffiante supereroe della Marvel, che era già apparso in altre tre pellicole collettive dei favolosi mutanti alle quali va aggiunto un cameo in X-Men – L'inizio: a darne volto, corpo e artigli in adamantio è come sempre Hugh Jackman.


Il film, diretto da James Mangold (Copland, Kate & Leopold, Walk the Line), prende il là dagli eventi successivi a X-Men – Conflitto Finale: Logan, ancora sconvolto dalla morte di Jean Grey (Famke Janssen), vaga senza meta fino a quando viene raggiunto da Yukio (Rila Fukushima), una guerriera con capacità di preveggenza, che lo conduce a Tokio per permettergli di salutare per l'ultima volta il suo moribondo amico Yashida (Hal Yamanouchi), capo di una gigantesca industria. In realtà Wolverine si troverà a sventare un colossale piano ordito dalla famiglia Yashida e dalla letale Viper (Svetlana Khodchenkova) ai danni suoi e della giovane Mariko (Tao Okamoto).


In Wolverine: L'immortale l'azione è presente nella misura richiesta da un cinecomics e la trama si lascia seguire facilmente - forse troppo - anche da chi non è troppo addentro la mitologia degli X-Men. Il film scorre però piuttosto piatto: eccetto Hugh Jackman - qui in veste di produttore - e Rila Fukushima, gli attori non convincono (ad inficiare anche il doppiaggio italiano) e i vari villains che incrociano la strada di Wolverine e Yukio non lasciano alcuna traccia. La sceneggiatura di Scott Frank e Mark Bomback si compone di dialoghi su giustizia e immortalità che sanno di stantio e delude perfino il lungo finale (il Silver Samurai è un orrido robottone) con un combattimento forzato che sfocia nell'ormai standard opener del nuovo episodio della serie. Non mancano scene degne di nota, come il lungo e adrenalinico confronto sul tetto del treno in corsa o il ricordo di Nagasaki; l'azione è continua e rispetto al precedente capitolo cinematografico dedicato a Wolverine si nota lo sforzo di rendere il personaggio più moderno in termini di profondità, ma non è ancora abbastanza. Escludendo il numero comunque estremamente rilevante di fans della serie, che si divertiranno oltretutto a raccogliere le tante citazione fumettistiche, è difficile trovare un motivo per andare a vedere questo ritorno, dato che sul costo del biglietto peserà anche il solito 3D, anche qui, come accade troppo spesso, assolutamente poco incisivo.


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