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Scary Movie 4

03/03/2014 11:00

Erika Pomella

Recensione Film, Commedia, scary movie,

Scary Movie 4

Se è vero il monito secondo cui squadra che vince non si cambia, è altrettanto certo che in ogni saga cinematografica arriva un punto di non ritorno; uno snodo

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Se è vero il monito secondo cui squadra che vince non si cambia, è altrettanto certo che in ogni saga cinematografica arriva un punto di non ritorno; uno snodo in cui l’originalità o anche solo l’efficacia della storia messa in scena viene meno, lasciando in bella vista solo lo scheletro impolverato di uno schema narrativo scarnificato e usato fino all’accesso. Scary Movie 4 arriva al cinema trainato dal successo dei capitoli precedenti, senza preoccuparsi di reinventarsi, facendo leva sull’affetto di un pubblico ormai appassionato. Vengono ripresentate quindi situazioni già viste e riviste, il cui effetto – quello di far ridere – viene inseguito a lungo senza successo.


Prediligendo, come parodia principale, il film The Grudge, Scary Movie 4 vede la protagonista Cindy Campbell (Anna Faris) accettare un lavoro di badante presso la casa della signora Norris (Cloris Leachman), una donna anziana che vive in una dimora in cui presto cominciano ad accadere fatti inspiegabili. Spaventata dalla presenza malefica che la perseguita, Cindy fa amicizia con il vicino Tom (Craig Bierko), un uomo divorziato alle prese con dei figli che sembrano non provare molto affetto per lui. I due protagonisti, a un passo dall’innamorarsi, saranno però costretti ad affrontare una terribile tempesta. Ancora non sanno di essere al centro di un attacco alieno.


Arrivati al quarto episodio di un franchise sfiancato, diventa difficile trovare elementi innovativi in un prodotto che fa della solita comicità maschilista ed escatologica il proprio marchio di fabbrica. David Zucker ricorre ad una struttura ormai fortemente stereotipata che non fa più ridere. A parte poche gag riuscite e divertenti, il resto della pellicola è un teatrino della farsa e dell’esagerazione che tuttavia non riesce mai a fondersi in un’unità narrativa degna di nota. Il risultato è un mush-up al limite del grottesco di qualcosa che vorrebbe essere divertente, ma che finisce con l’essere un tiepido - e a tratti fastidioso - spettacolo kitch. Non servono, allora, neanche i camei importanti: non solo il ritorno di Leslie Nielsen nei panni di un presidente degli Stati Uniti d’America che, con un tocco di cattivissimo gusto, “sbeffeggia” Bush, ma anche quello, ad esempio, di Charlie Sheen, il cui vero nemico, in questo episodio, pare essere il viagra. Ai vecchi volti ormai noti, poi, si aggiungono altre very important person come Bill Pullman e Michael Madsen. Ma la realtà è che sembra non esserci una formula magica abbastanza forte da salvare la pellicola dalla fossa di mediocrità che sembra essersi scavata.


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