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Noi 4

03/26/2014 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Noi 4

Francesco Bruni torna dietro la macchina da presa per dirigere la storia sopra le righe di una famiglia disfunzionale

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A tre anni di distanza dal debutto con l'interessante e divertente Scialla! (Stai sereno), Francesco Bruni – fido sceneggiatore di Paolo Virzì – torna dietro la macchina da presa per dirigere la storia sopra le righe di una famiglia disfunzionale. Noi 4 è il ritratto di un nucleo famigliare contemporaneo, volto a sgrullarsi di dosso qualsiasi visione troppo edulcorata o troppo lontana dalla realtà dell’italiano medio.


Noi 4 si dispiega lungo i confini di una Roma bellissima, maestosa e soleggiata, un mostro dal fascino disarmante che fagocita vite ed essere umani nelle sue vie tentacolari, rendendo facile perdersi, anche se si è fianco a fianco. Una sensazione, questa, che Lara (Ksenia Rappoport) ed Ettore (Fabrizio Gifuni) conoscono alla perfezione. Dopo essersi amati i due vivono ormai in due case separate, dopo che Fabrizio “s’è fatto una ragazzina". Estranei in famiglia, i due sono anche i genitori di Giacomo, un ragazzo timido che è più preoccupato di doversi dichiarare ad una compagna rispetto all’esame di terza media, ed Emma, ragazza sfuggente che sogna di diventare un’attrice teatrale. In questa famiglia simile a molte altre, Francesco Bruni inserisce il racconto di una giornata sola che farà emergere alcune problematiche che si pensava fossero state superate.


Se c’è una cosa che si può dire di Francesco Bruni, al suo secondo lungometraggio, è che il suo cinema non ama compiacersi di se stesso, non cerca mai uno stile autoreferenziale tipico di chi ama guardarsi allo specchio piuttosto che rivolgersi ad una platea ideale. In questo, Noi 4 non fa differenza. La pellicola è in qualche modo fresca, leggera, senza pretese di sorta e che si contenta di un piccolo afflato di realtà. Il problema sta nel divario che si viene a creare tra sceneggiatura e regia. Perché, sulla carta, il film funziona meglio che sul grande schermo. Ben scritto, con buoni dialoghi e personaggi interessanti – sebbene non riescano a scrollarsi di dosso certi luoghi comuni legati alla borghesia romana – Noi 4 finisce col perdere alcune delle proprie doti una volta riversato su pellicola. I personaggi finiscono con l’eccedere in manie e fissazioni, cadendo nella trappola delle macchiette più spesso di quanto si possa accettare; persino la storia, semplice e di intento realistico, inciampa in modo goffo in una specie di buonismo di fondo che, a lungo andare, fa storcere il naso. E la bella fotografia curata da Arnaldo Catinari, che gioca con i cieli infuocati dei tramonti della capitale, pescando colori accesi e fiammeggianti, risveglia i sentimenti del pubblico più di quanto faccia la storia del film.


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