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Annabelle

10/21/2014 10:00

Martina Calcabrini

Recensione Film, Horror, The Conjuring, annabelle,

Annabelle

Horror adrenalinico e inquietante, prequel del più celebre L'evocazione - The Conjuring di James Wan

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Dopo essersi fatto conoscere nel panorama internazionale come direttore della fotografia di Insidious e Piranha 3D, John R. Leonetti dirige Annabelle, un horror adrenalinico e inquietante che, rivelandosi il prequel del più celebre L'evocazione - The Conjuring, utilizza i meccanismi del cinema prettamente cormaniano per accerchiare lo spettatore con suspense e colpi di scena.


California, anni ’70. John Form (Ward Horton), giovane medico in piena specializzazione, ha avuto un’importante promozione lavorativa e sta per diventare padre. Volendo condividere la sua gioia con la moglie Mia (Annabelle Wallis), le regala l’agognata bambola vestita da sposa con cui completerà la sua prestigiosa collezione. La stessa notte, Annabelle e il suo fidanzato, membri delle stramba setta satanica dei discepoli dell’ariete, uccidono i vicini, sperando, poi, di sterminare anche i Form. Sebbene la polizia riesca a fermarli giusto in tempo per evitare una strage, lo spirito di Annabelle si insinua nella bambola e brama voracemente l'anima di Mia.


La giovane Mia, dopo essere sfuggita alla morte, inizia a soffrire di disturbi fisici e psicologici dovuti al trauma subito. Crede che la bambola donatale dal marito sia posseduta da un fantasma che ha deciso di rovinare l’equilibrio familiare e uccidere sua figlia. Convinta inoltre che lo spirito appartenga alla diabolica Annabelle, la donna cerca di liberarsi del regalo in ogni modo, fallendo ripetutamente. Spaventosa anche solo nell’aspetto, la bambola protagonista del film sembra ormai lo stratagemma attraverso cui Mia cerca di affrontare le proprie paure e le ansie della maternità piuttosto che un vero e proprio pericolo per l’incolumità della sua famiglia. Lo sceneggiatore Gary Dauberman, decidendo di rendere la donna l’unica vera protagonista della pellicola, relega infatti Annabelle al ruolo di semplice macguffin dell’azione: innesca gli eventi, dunque, ma ne rimane una semplice spettatrice. Dall’alto della sua sedia a dondolo si limita a osservare la donna, ad ascoltarne le conversazioni, a prevenire le sue fughe disperate. Spaventando più a livello inconscio che reale, Annabelle si rivela subito l’escamotage dietro cui Leonetti nasconde l’analisi del difficile ruolo della donna nella società, divisa tra il lavoro, la famiglia e i figli. Esigendo l’attenzione spettatoriale sin dai primi fotogrammi, il regista rende il pubblico più consapevole del pericolo degli stessi protagonisti, lasciandolo percepire ma non prevedere completamente. Il film cita L'Esorcista, Repulsion e Rosemary's baby, adottando tinte macabramente polanskiane e utilizzando colori vintage, illuminazioni soffuse e tonalità fredde che rendono l’ambiente cinematografico una gabbia claustrofobica e letale. Nonostante le citazioni colte e i riferimenti arditi, la sceneggiatura risulta tuttavia altalenante e confusa. Un prodotto interessante a livello tecnico, ma non altrettanto sul piano argomentativo.


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