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Young Bodies Heal Quickly

12/01/2014 11:00

Caterina Bogno

Recensione Film,

Young Bodies Heal Quickly

Andrew T...

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Andrew T. Betzer, classe 1974, si è imposto all’attenzione della critica con i cortometraggi Small Apartment (2008) e John Wayne Hated Horses (2009), che gli hanno permesso di fare il proprio ingresso nel circuito dei festival. Nel 2009 è stato incluso nella lista delle 25 New Faces of Independent Film stilata da “Filmaker Magazine”. Tra le opere selezionate per la 32esima edizione del Torino Film Festival c’è anche il suo primo lungometraggio Young Bodies Heal Quickly.


Protagonisti del film sono due fratelli, l’uno l’opposto dell’altro: mingherlino e vispo il minore (Hale Lytle), grosso e grezzo il maggiore (Gabriel Croft). Insieme dividono il proprio tempo tra atti di violenza e vandalismo: spaccano il parabrezza di un’automobile, sparano a una mucca con un fucile a pallini, si picchiano in un prato con i compagni. In uno di questi improvvisati match di combattimento, il minore provoca – più o meno accidentalmente – la morte di una ragazzina. I due fratelli, su consiglio della madre, decidono di lasciare la città a bordo della vecchia automobile di famiglia. Inizia così il lungo viaggio on the road di questa coppia singolare, attraverso un’America dimenticata e derelitta. Ogni tappa corrisponde a un incontro: con la sorella, che li caccia via in malo modo; con una dolce cameriera di origini francesi e il suo geloso fidanzato; con un uomo, infine, che potrebbe essere il loro padre (il regista preferisce non essere esplicito a riguardo) e che finisce per coinvolgerli in una realistica rievocazione della guerra del Vietnam.


Andrew T. Betzer racconta questa storia in sordina: la colonna sonora è quasi assente, i rumori di fondo costituiscono la traccia audio dominante mentre i dialoghi tra i personaggi sono pochissimi e sempre ridotti all’osso. La macchina da presa tallona i due protagonisti seguendoli da dietro - insieme allo spettatore, che li accompagna passo a passo da un luogo all’altro - quasi come se il tempo diegetico ed extradiegetico finissero per corrispondere. Young Bodies Heal Quickly è un film estremamente scarno che prende evidentemente le mosse da quel filone minimalista di cinema americano che fa del "less is more" il suo vessillo. Tuttavia, nel caso di questo lungometraggio d’esordio, pare che il less in questione finisca per rimanere tale, traducendosi in un’effettiva carenza globale del film. Era davvero necessario l’escamotage dell’omicidio – un elemento non certo trascurabile, che tuttavia viene ripreso soltanto alla fine e per giunta forzatamente – per metterli in viaggio? Qual è lo scopo effettivo di questa avventura, se ne esiste uno? Non si riscontra quell’urgenza di andare, di spostarsi senza meta e senza fine che animava la generazione beat, né tantomeno si può parlare di una discesa catartica nei miserevoli inferi dell’America reietta e senza speranza. Il viaggio dei due fratelli protagonisti si rivela, in fondo, fine a se stesso e il film, a sua volta, finisce per risolversi in una sterile adesione a un linguaggio cinematografico preesistente, senza che nulla di nuovo venga effettivamente aggiunto.


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