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Difret – Il coraggio per cambiare

21/01/2015 11:00

Caterina Bogno

Recensione Film,

Difret – Il coraggio per cambiare

In un paesino rurale a tre ore da Addis Abeba, la quattordicenne Hirut (Tizita Tagere) viene rapita da un gruppo di uomini mentre sta tornando a casa da scuola.

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In un paesino rurale a tre ore da Addis Abeba, la quattordicenne Hirut (Tizita Tagere) viene rapita da un gruppo di uomini mentre sta tornando a casa da scuola. Nel corso della notte la ragazzina riesce a scappare dalla capanna nella quale era stata rinchiusa dopo aver subito violenza e, procuratasi un fucile, fugge attraverso i campi. Inseguita dai suoi assalitori, Hirut preme il grilletto contro Tadele, suo futuro sposo. Sulla base delle leggi etiopi tradizionali, la ragazza deve essere giustiziata per mano dei parenti del defunto. Fortunatamente la strada di Hirut incrocia quella di Meaza Ashenafi (Meron Getnet), giovane avvocatessa dell’associazione Andenet, che le offre assistenza legale gratuita. Toccata profondamente dal caso, Meaza accetta di rischiare il tutto per tutto in una causa dalla fortissima risonanza mediatica, pur di salvare la giovane ragazza dal suo sventurato destino.


La Telefa, il rapimento a scopo matrimoniale, costituisce una pratica ancora molto diffusa in Etiopia: sono numerosi i giovani che, desiderosi di costruire una propria famiglia, scelgono la via dello stupro e della violenza, protetti da antiche leggi. Quella scritta e diretta dall’etiope Zeresenay Berhane Mehari è una storia vera. Il regista, nato e cresciuto ad Addis Abeba ma trasferitosi in America a quindici anni per studiare cinema, ha deciso di raccontare la vicenda di Hirut nel 2005, dopo aver conosciuto Meaza Ashenafi, avvocato che due anni prima era stata insignita dell’Hunger Projects Prize (il Premio Nobel africano) per il suo impegno in difesa dei diritti delle donne in Etiopia. Dopo tre anni di ricerche e interviste, Mehari inaugura un lungo periodo dedicato al reperimento dei fondi necessari alla realizzazione del film e, in questa ricerca, segue strade non sempre convenzionali: con il supporto della società di produzione di materiale etnografico Truth Aid vengono istituite due campagne su Kickstarter che, grazie al contributo di più di duecento finanziatori, fruttano decine di migliaia di euro. Mehari inizia così le riprese insieme a un’equipe formata da professionisti di tutto il mondo e a una troupe di cinquanta etiopi. Per il ruolo di Meaza sceglie Meron Getnet (una delle più note attrici del paese), affida la parte di Hirut all’esordiente Tizita Hagere mentre i numerosi ruoli secondari vengono ricoperti esclusivamente da attori non professionisti etiopi. Nel 2014 l’attrice Angelina Jolie, venuta a conoscenza dell’esistenza del film poco prima che questo venisse presentato al Sundance Film Festival, ha deciso di prendervi parte in qualità di produttrice, attirando su di esso una straordinaria attenzione mediatica.


Sviluppato secondo lo schema consueto del trial movie, Difret – Il coraggio per cambiare affronta tematiche estremamente significative, senza dubbio rilevanti anche al di fuori dei confini dell’Etiopia: la condizione delle donne (il fenomeno della Telefa e quello delle spose bambine), l’importanza dell’istruzione femminile e dell’indipendenza dalla famiglia, il delicato problema della sovrapposizione tra la legge tradizionale e quella dello Stato. Nonostante una vicenda drammatica e paradigmatica come quella di Hirut venga raccontata con semplicità e realismo, senza che il regista indulga in troppo facili sentimentalismi, Difret sembra incapace di andare oltre la semplice enunciazione della storia. Un film il cui valore sta per lo più nella grandezza della storia raccontata. Non sorprende, dunque, che questa pellicola si sia guadagnata il plauso della Jolie, del Segretario di Stato americano o dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.


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