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Amarcord

09/17/2015 10:00

Alessia Bertolino

Recensione Film,

Amarcord

Negli anni '30, in una Rimini totalmente ricostruita a Cinecittà  in versione onirica e fascinosa - così come il regista l'aveva sognata - vive l'adolescente Ti

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Negli anni '30, in una Rimini totalmente ricostruita a Cinecittà  in versione onirica e fascinosa - così come il regista l'aveva sognata - vive l'adolescente Titta (Bruno Zanin) con la sua squinternata e chiassosa famiglia: il padre Aurelio, la madre Miranda, il fratello, lo zio sbruffone e l'arzillo nonno. La rigida educazione cattolica e la retorica fascista ingrigiscono le giornate del giovane Titta che, per scampare alla monotonia, si diverte a organizzare scherzi ai danni di insegnanti e amici di scuola. Ma l'adolescenza sparisce in un batter d'occhio e Titta si ritrova ben presto ad affrontare i dispiaceri e le difficoltà della vita.


Vent'anni dopo I Vitelloni, il 13 dicembre 1973 esce nelle sale cinematografiche italiane Amarcord, una delle pellicole più personali dell'ormai maturo Federico Fellini,  vincitore nel 1975 del premio Oscar per il Miglior Film Straniero.Secondo Fellini la vita a Rimini non è poi così male, specialmente se si apprezzano le piccole cose che spesso si dimostrano colme di una bellezza autentica e senza tempo:  i festeggiamenti per la fine dell'inverno e l'arrivo della primavera, la neve, l'apparizione di un pavone variopinto nelle strade innevate, la spettacolare traversata notturna del transatlantico Rex, le Mille Miglia e le rocambolesche vicende di uno zio fuori di testa. Il tutto è avvolto da un'aura sospesa e misteriosa, non reale e non fittizia. 


"Dov'è che sono? Mi sembra di non stare in nessun posto...". Sono le parole del nonno di Titta, inghiottito dalla nebbia e in cerca della strada di casa. In effetti, alcuni frammenti del film sono senza luogo e senza tempo: una peculiarità felliniana inconfondibile e sempre presente nei lavori del regista. Fanno la loro comparsa anche alcune "maschere" tipiche del suo cinema, come la ragazza facile che va con tutti o quella bella e irraggiungibile che può essere baciata solo in sogno. Ma Amarcord non sarebbe stato lo stesso decantato Amarcord senza la concezione musicale di Nino Rota. Nostalgica, mesta, scherzosa, bellissima. Quella raccontata da Fellini non è una storia, ma una collezione di momenti semplici e stracolmi di vita all'insegna del grottesco. Guardare Amarcord è come sfogliare un vecchio album di fotografie corrose e ingiallite dal tempo, che continuano a custodire il loro incanto e anzi l'hanno accresciuto. Le fotografie servono a non dimenticare e, non per nulla, l'espressione dialettale "amarcord" significa "io mi ricordo".


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