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Sacro e profano

06/12/2009 10:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Sacro e profano

Madonna, oltre ad essere una delle più grandi icone del pop e ad aver recitato in diverse pellicole di maggiore o minore successo, passa ora dietro la macchina

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Madonna, oltre ad essere una delle più grandi icone del pop e ad aver recitato in diverse pellicole di maggiore o minore successo, passa ora dietro la macchina da presa per dirigere un film scritto e prodotto da lei stessa. Nato come cortometraggio, poi esteso in corso d’opera, Sacro e Profano è la storia di A.K. (Eugene Hutz, leader dei Gogol Bordello) e delle sue coinquiline Juliette (Vicky McClure) e Holly (Holly Weston), tre giovani che vivono di espedienti, coltivando la speranza di realizzare i propri sogni.


Madonna sostiene che ogni personaggio del film rispecchi un aspetto di se stessa, e oggettivamente le caratterizzazioni dei personaggi, le situazioni che vivono e la filosofia di fondo della pellicola sono immediatamente riconducibili alla storia dell’artista: A.K. desidera sfondare con il suo gruppo punk-gitano, Juliette vuole salvare delle vite in Africa e Holly intende diventare una grande ballerina. Per raggiungere i propri scopi, ognuno di loro è costretto a scendere a compromessi con una realtà di ipocrisie, insoddisfazioni e desideri repressi, nel contesto di una Londra multietnica e ricca di contrasti e convergenze, in bilico fra la serietà distaccata della facciata “per bene” e la fantasia giocosamente perversa dei suoi lati oscuri. Il film affronta i temi trattati, ovvero le aspirazioni frustrate, le fantasie e le perversioni sessuali, il disincanto del successo e la paura di mettersi in gioco, con l’ironia e il relativismo della star, che parla con la voce di A.K: un po’ maestro di vita e un po’ profeta, generoso dispensatore di perle di saggezza popolare gitana - è sempre A.K. ad essere il perno sul quale il film non solo ruota, ma trova il suo centro di precario equilibrio. Complessivamente i modi e i contenuti delle storie raccontate non sono niente di straordinario, ma va detto che il protagonista riesce ad imporre abbastanza frequentemente il proprio carisma, strappando qualche sorriso. Purtroppo questo non è sufficiente a dare spessore ad un’opera filmicamente claudicante, che salta da una situazione all’altra senza grande approfondimento, che incuriosisce a tratti e si affida a una bella colonna sonora, ma pretende decisamente troppo dai propri mezzi.


Sudiciume e saggezza, questa sarebbe stata una traduzione di Filth and Wisdom più corretta e più coerente con la filosofia dell’autrice: solo osando, sporcandosi le mani e l’anima, si può raggiungere la vera consapevolezza di sé e del fatto che bene e male, buono e cattivo, sono i due lati di una stessa, indivisibile medaglia.


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