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Halloween II

10/20/2009 10:00

Marco D'Amato

Recensione Film, Horror, Halloween, HalloRemake,

Halloween II

Dopo il discusso Halloween – The beginning, Rob Zombie serve al tavolo delle migliaia di fan appassionati l’atteso sequel con un’apertura che è una citazione da

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Dopo il discusso Halloween – The beginning, Rob Zombie serve al tavolo delle migliaia di fan appassionati l’atteso sequel con un’apertura che è una citazione da trattato psichiatrico sulla linea guida dell’intero film: la simbologia dicotomica che si nasconde dietro l’immagine di un cavallo bianco, emblema di purezza, ma anche di caos e distruzione. E un cavallo bianco, accompagnato dall’eterea figura della defunta madre, occupa la mente devastata del redivivo Michael Myers, maschera strappata e coltellaccio in mano, tornato per regalare alla cittadina di Haddonfield il consueto Halloween da incubo. Le visioni di Michael (Tyler Mane) lo portano alla ricerca della sorella perduta Laurie (Scout Taylor-Compton) per ricongiungerla alla madre (Sheri Moon Zombie) e al suo io adolescente (Chase Wright Vanek).


Le atmosfere luride, sporche e polverose tipiche di Zombie vengono sostituite da toni più cupi, oscuri e nebbiosi: un’ambientazione che sembra essere la diretta espansione dell’animo tetro e disumano di Michael; spesso la fotografia sembra avvicinarsi agli ambienti dell’ala più estrema del metal, non alieno al regista/rocker. Fulminante la scena iniziale nell’ospedale, davvero ben congegnata e degna della migliore tradizione slasher e sicuramente da record la quantità di sangue che impregna la pellicola nei primi venti minuti: non c’è alcuna concessione alla fantasia nella messe sanguinolenta di Myers, solo veri e propri massacri sparati in faccia allo spettatore, nudi e crudi, tra ossa che si spezzano e fendenti menati alla cieca. Se volete vedere lanci di coltelli di quaranta metri, armi improbabili e trappole letali nate dal nulla, cambiate film. Zombie punta a un’analisi psicologica dei demoni che popolano la mente disturbata del “Signore della Notte” e della violenza brutale che scaturisce da questa: particolarmente centrata e significativa la sequenza del banchetto onirico a cui prendono parte, assieme alla “famiglia Myers” alcuni personaggi mostruosi e deformi.


Le visioni e le uccisioni di Michael sono sottolineate da un montaggio spesso rapido e disturbante che le mettono in parallelo con gli incubi di cui soffre ricorrentemente Laurie, classica ragazza ribelle tormentata da un passato che non comprende fino in fondo. I grandi limiti del film sono sostanzialmente due: un ritmo non sempre sostenuto, con qualche calo anche piuttosto vistoso qua e là, e una caratterizzazione dei personaggi sicuramente non impeccabile, a partire proprio da Laurie e dalla sua incipiente follia per finire al Dottor Samuel Loomis che, nonostante il sempre carismatico Malcolm McDowell, risulta molto forzato nelle spiazzanti vesti di chi vuole lucrare in ogni maniera sulla vicenda. Il finale cammina in equilibrio sul sottile filo che divide l’idea geniale da quella ridicola: allo spettatore l’interpretazione di un aspetto che potrebbe fornire una luce del tutto nuova sull’eventuale nuovo episodio. Sempre impeccabile la colonna sonora; per Rob Zombie un’altra missione solo parzialmente compiuta.


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