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In guerra per amore

14/10/2016 11:00

Riccardo Tanco

Recensione Film, pif, sicilia,

In guerra per amore

Pif torna alla regia con una nuova storia, ancora una volta ambientata in Sicilia

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New York, 1943: mentre si sta combattendo la Seconda Guerra Mondiale, Arturo Gianmaresi (Pif) è un giovane lavapiatti innamorato di Flora (Miriam Leone), la nipote del proprietario del ristorante dove lavora. La ragazza però è stata promessa sposa a Carmelo (Lorenzo Patanè), figlio di un influente boss locale, amico di Lucky Luciano. Il solo modo per poter sposare Flora è andare in Sicilia a chiedere la mano al padre della ragazza, l'unico a potersi opporre all'unione della figlia con Carmelo. Arturo decide così di arruolarsi nell'esercito americano, in procinto di sbarcare in Italia.


In programma alla Festa del Cinema di Roma 2016, In guerra per amore è il secondo film da regista di Pierfrancesco Diliberto - in arte Pif - dopo il precedente La mafia uccide solo d'estate del 2013. Il comico e autore televisivo prende nuovamente le redini del progetto, firmando la sceneggiatura con Marco Martani e Michele Astori e interpretando il personaggio protagonista.


Come nell'opera precedente, anche In guerra per amore tesse un racconto che alterna eventi storici, reali e di finzione, prendendo come contesto lo sbarco in Sicilia degli Alleati. Pif alza il tiro e realizza stavolta una commedia malinconica visivamente ambiziosa, che sfrutta l'amara ironia per raccontare la guerra e il passo da commedia leggera quando vira verso il romanticismo. L'obiettivo di In guerra per amore è unire una storia privata a un più ampio disegno storico. Ma se il si muove con una certa pedanteria nello sviluppare le vicende del protagonista, non evita stereotipi di scrittura e confusione nei toni. Pif guarda con discreta abilità a un momento di storia fondamentale: gli accordi segreti, ma non troppo, tra le forze alleate e la mafia; di come la criminalità organizzata abbia favorito la conquista della Sicilia durante l'occupazione e di come le forze straniere abbiano successivamente consegnato l'isola. Ma lo sguardo di Pif sulla questione è forse fin troppo retorico e la tesi sostenuta ha il difetto di arrivare a conclusioni definitive senza scandagliare a fondo. C'è un vivace sentimento di rabbia nascosta e una narrazione d'ipocrisia nascosta dall'autore tramite un mezzo sorriso, che però riesce a trasferire una tristezza - forse poco lucida e preventivata - ma sicuramente avvertibile.


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