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La sconosciuta

02/06/2017 11:00

Antonella Sugameli

Recensione Film,

La sconosciuta

Giuseppe Tornatore indaga l'universo femminile in un nuovo thriller

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Interessato a sublimare l’universo femminile, partendo dal profondo, Giuseppe Tornatore ne La sconosciuta torna a parlare di donne. Dopo Malena, altro film in cui viene presentata la sofferenza, il dolore e un tormento nudo come la verità, Tornatore riprende una storia aspra, ma di inesprimibile bellezza. Protagonista de La sconosciuta è Irena (Kseniya Rappoport), una straniera dal volto anonimo, scavato, emaciato. E attorno a questo personaggio intriso di mistero, che a ogni apparizione sullo schermo dipana e cela contemporaneamente qualcosa di sé, si svolge l'intera trama. Allo spettatore il compito ingrato di mettere ogni tassello al posto giusto.


Giuseppe Tornatore e le donne. Donne dai volti coperti. Con fisici statuari, scolpiti, perfetti. Donna come valore posto ai due poli di un asse: un lato incarna un’ideale di elevata perfezione, simboleggiato nell'arte dalla musa ispiratrice e dalla bellezza rivelatrice, dall’altro oggetto di scambio, merce. Il tema principale che il regista tratta ne La sconosciuta è proprio l’universo-donna, calato in questo caso in uno dei tanti contesti in cui essa rappresenta, al contempo, la vittima e il carnefice del mondo che ha scelto per se stessa. La sconosciuta interpretata da Kseniya Rappoport è un personaggio inquietante: l'empatia nei suoi confronti è ridotta al minimo; i ricordi che l'avvolgono solo a tratti fanno capolino nel vissuto presente, interrompendo il racconto. La storia è avvincente e, già dall'uscita nelle sale nell'ottobre del 2006, si è circondata di un’aura particolare di mistero e attesa. La cura per il dettaglio è lo stile con cui il regista siciliano si esprime e che inevitabilmente lo contraddistingue: dalla scelta del cast all’accurata selezione delle inquadrature, sino alla maniacale attenzione riservata a ogni singola espressione degli attori, per un risultato perfetto. Anche le musiche di Ennio Morricone scandiscono perfettamente l’intreccio, con ritmi armonicamente ineccepibili. Nessuna sbavatura, nessuna forzatura. Non ci si dimentica di Nuovo Cinema Paradiso o de La leggenda del pianista sull'oceano, ma si scopre qui un nuovo poeta delle immagini. Probabilmente per Giuseppe Tornatore la sconosciuta è un’esercitazione registica, utile a esplorare territori altri, ad abbandonare vecchi copioni per cimentarsi con un cinema che rimane, sempre, fucina e officina di idee.


Un film che riesce a suscitare le più svariate emozioni è un film che non si dimentica. Kseniya Rappoport è meravigliosa: veste i panni di più donne contemporaneamente eppure riesce a conservarsi identica a se stessa, ma solo nella sostanza, rendendo mutevole la forma. Irena racconta Irena. Antagonista femminile è una splendida Valeria di Claudia Gerini, abile orafa sposata con Donato (Pierfrancesco Favino), che conduce un'esistenza tranquilla, o per meglio dire apatica, priva di passioni. Divisa tra lavoro e famiglia, concilia le due vite grazie all’amore per la figlia Tea. Il personaggio di Donato, invece, è una pallida presenza, un alter mascolino privo di contenuto e scevro di parole, i cui silenzi non riescono a colmare i vuoti di una vita, che ha le sembianze di un cinema muto. Giuseppe Tornatore scrive un giallo a tinte forti, in cui violenza e tenerezza si mescolano continuamente nella figura archetipica dell’antieroe, interpretato da Michele Placido, e nel candido oggetto d’amore, Tea. Due donne saranno in lotta tra loro: una per difendere la propria vita, l’altra per appriopriarsi di un’esistenza ormai distrutta, a cui almeno alla fine spera di dare una qualche legittimità.


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