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Justice League

11/16/2017 11:00

Marco Filipazzi

Recensione Film, dccomics, Superman, justice league,

Justice League

Justice League, il miglior film Marvel realizzato sino a ora da Warner e DC. Troppo provocatorio come giudizio?

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Diciamolo subito: Justice League è il miglior film Marvel realizzato sino a ora da Warner e DC. Troppo provocatorio come giudizio? Be', dipende... Dipende se siete tra quella parte di pubblico (e critica) che avrebbe preso a schiaffi Zack Snyder per L'Uomo d'Acciaio e a pugni per Batman v Superman: Dawn of Justice. O se invece avete sempre apprezzato di più il suo approccio realista, oscuro e introspettivo rispetto a quello scanzonato e caciarone della Casa delle Idee. Questione di punti di vista, certo, però resta il fatto che in Justice League qualcosa è cambianto. Non tutto, ma qualcosa sì. Senza addentrarci nel merito di quanta farina sia del sacco di Zack Snyder e quanta di quello di Joss Whedon (causa delle {a href=https://www.silenzioinsala.com/articoli/1878/snyder-v-snyder-da-300-a-justice-league-ritratto-del-regista}travagliate vicende produttive{/a}), c’è un fattore determinante che fa traballare l’intero film: la storia di Justice League corre veloce come un treno, senza sprecare un secondo in narrazioni prolisse (il che è un bene), ma senza nemmeno soffermarsi su scene che avrebbero rischesto un respiro più ampio (il che è un male).


Il film inizia esattamente dove Batman v Superman: Dawn of Justice si chiudeva, ovvero con il mondo in lutto per la morte del kryptoniano. I titoli di testa sono sempre stati uno dei punti di forza del cinema di Snyder ({a href=https://www.youtube.com/watch?v=WrhK08pCqhk}la nascita di Batman{/a} nel film precedente e soprattutto quelli di Watchmen, in una delle {a href=https://www.youtube.com/watch?v=h24D87SqaLQ}più belle sequenze della storia del cinema{/a}): anche qui, con poche inquadrature musicate, riescono a farci pizzicare gli occhi di lacrime. Bruce Wayne cerca di mettere insieme una squadra di meta-umani per combattere la minaccia incombente. Alcuni si uniscono con entusiasmo, altri sono più restii; il tutto mentre Steppenwolf giunge sulla Terra per recuperare e unire le tre Scatole Madri, antico artefatto in gradi di evocare l’inferno sul nosto pianeta.


La scena iniziale con Batman sul tetto sembra la trasposizione di una storia di Frank Miller, un deja vù che rievoca una degli aspetti migliori di Batman v Superman: Dawn of Justice. Cupo. Deprimente. Poi però il film impenna, correndo a rotta di collo attraverso una narrazione che, seppur esaustiva, è dedicamente troppo frettolosa. In rapida successione ci vengono presentati tre personaggi nuovi per il pubblico generalista: nonostante vengano tutti sviluppati (abbastanza) a dovere, resta forte il senso di grossolanità della sceneggiatura. Una sensazione che non si percepisce quando invece sullo schermo appaiono volti già noti di personaggi già approfonditi: l’incontro tra Martha Kent e Lois Lane in questo senso è davvero commovente e trasuda della sensibilità che Joss Whedon ha per le figure femminili.


Un altro aspetto molto discusso e temuto era l’introduzione di una buona dose di ironia, già affiorato (e criticato) nei trailer. Di per sé non è un elemento particolarmente incisivo (anche se stonato in alcune scene, specialmente quando a pronunciare freddure è Batman) però è senza dubbio forte indice del fatto che ci si voglia staccare dai film passati, tenendoli in gran considerazione per la storia (SPOILER bellissima la conferma che Superman e Acquaman si fossero già incontrati ne L'Uomo d'Acciaio, come più volte speculato dai fan in questi anni) ma non per il tono complessivo. C’è meno introspezione e meno accuratezza ai dettagli psicologici e alle motivazioni dei personaggi, con il risultato che essi appaiono più sfocati rispetto al passato.


La fretta tiranna condanna l’epicità della pellicola. Emblematico in questo senso è il flashback in cui Diana racconta la storia delle Scatole Madri e la sconfitta di Steppenwolf, intriso di una gloria epica che arriva a toccare i vertici de Il Signore degli Anelli, eppure liquidata in una manciata di minuti. Incredibile come una scena così, che avrebbe da sola potuto reggere un film a sé stante, venga condensata tanto da essere svilita. Riassume perfettamente il problema principale del film: è frettoloso e sbrigativo, là dove il cinema di Zack Snyder ha sempre avuto i suoi momenti più alti. Nell’epicità, nella distruzione di massa, nei combattimenti tanto lunghi e complessi, che alla fine ne esci spompato quanto i protagonisti. Tutto ciò appare ridimensionato e balugina solo nelle pose plastiche degli eroi, in alcune inquadrature che sembrano disegni in carne ed ossa, in certi rallenty che reclamano a gran voce che il montaggio si prolunghi ancora di qualche secondo.


Forse, se il minutaggio fosse stato più simile a quello di Batman v Superman: Dawn of Justice, ora staremmo parlando di uno dei migliori cinecomics moderni, così invece ci troviamo d’innanzi a un ottimo film d’intrattenimento e a un passo importante (anche se forse discutibile e rivedibile) per il DC Cinematic Universe: l’appiattimento dei contenuti e una “ventata d’aria leggera” che senza ombra di dubbio ridimensionano l’autoralità e standardizzano la pellicola per un pubblico più scanzonato. Certo è che vi converrà stare seduti fino alla fine dei titoli di coda perché quello che viene mostrato è davvero un antipasto molto gustoso su ciò che potrà avvenire in un prossimo futuro.


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