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Koudelka fotografa la Terra Santa

24/09/2017 11:00

Alessia Bertolino

Recensione Film,

Koudelka fotografa la Terra Santa

Gilad Baram alle prese col pedinamento di un mostro sacro della fotografia, il pluripremiato Josef Koudelka

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Koudelka fotografa la Terra Santa è il film del giovane Gilad Baram alle prese col pedinamento di un mostro sacro della fotografia, il pluripremiato Josef Koudelka. Il regista lo segue in ogni luogo pur di filmare, dall'intuizione al prodotto finito, l’atto creativo del grande fotografo ceco qui impegnato a immortalare gli opprimenti, sterminati e al contempo claustrofobici paesaggi della Terra Santa, situata tra gli Stati di Israele e di Palestina e patria spirituale di ebrei, cristiani e musulmani.


Il film inizia e finisce con un muro, quello che divide israeliani e palestinesi, la cui ostilità che ha eretto pareti di cemento e di odio che, a detta dello stesso Koudelka, non fanno che imbruttire e deturpare quel luogo così ultraterreno. L'uomo ha reso insipidi e bidimensionali i paesaggi tanto cari al regista e a Koudelka, macchiandoli con pesanti macigni e recinzioni atte a tenere qualcuno lontano o a ingabbiare qualcun altro.


Specialmente in riferimento alle prime inquadrature del documentario sembra quasi trattarsi di un'opera muta, o meglio, senza parole. Il film è infatti pervaso di silenzio, ma di un silenzio spirituale e dignitoso. Non una melodia di accompagnamento, non una canzone, non un suono molesto: è lo schiocco dell’otturatore della macchina fotografica a “sporcare” lo sfondo sonoro.


In armonia col tutto, la regia è immobile e acritica, povera di slanci stilistici. La macchina da presa è perennemente fissa e inerte, come all’epoca dei Lumiere: la sua funzione è unicamente quella di osservare con rispetto e ubbidienza il maestro all’opera senza mai boicottarne la traiettoria. In questo senso Gilad Baram è davvero l’ombra di Josef Koudelka, di cui a intervalli regolari vengono mostrati i magnifici scatti - rigorosamente in bianco e nero - con le relative modifiche in post produzione. Le lunghe inquadrature escludono un montaggio ricercato o particolarmente cadenzato, ma ciò non costituisce di per sé una pecca, anzi. Koudelka fotografa la Terra Santa non è di certo un film “di piacere”, non c’è narrazione, non c’è suspense, non c’è brio. Ma gli amanti della fotografia non potranno che goderselo.


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