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Back in Time

16/05/2018 11:00

Marco Filipazzi

Recensione Film, Avventura, ritorno al futuro,

Back in Time

Back in time, fan service allo stato puro

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Se è vero che la generazione nata a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 si ritrova oggi attanagliata dalla nostalgia adolescenziale, è altrettanto vero che tra tutte le saghe immortali Ritorno al Futuro è uno dei pochi film a non aver ricevuto nessun aggiornamento, remake, reboot, restyling, sequel o prequel. «Non ci sarà nessun altro film della saga finché io sarò in vita» ha dichiarato il regista Robert Zemeckis e per il momento ha mantenuto la parola. Ed è anche per questo che Ritorno al Futuro si è guadagnato, anno dopo anno, uno status di cult che probabilmente nessun altra saga 80s può vantare: perché è inviolato. Una trilogia perfetta, un cerchio chiuso che non ha bisogno di alcuna aggiunta, ritocco o approfondimento; nonostante il finale del terzo capitolo lasciasse presagire un possibile ciclo di nuove avventure, con quel gigantesco treno steampunk che si librava in volo sfrecciando verso la telecamera. Ma ciò non è avvenuto, non sul grande schermo almeno (qualcuno ricorderà la serie animata di 26 episodi del 1991 prodotta dallla CBS).


Per un lungo lasso di tempo, il film di Robert Zemeckis ha davvero rappresentato il futuro. 21 ottobre 2015 è una data impressa a fuoco nella memoria dei fan: per più di un ventennio ha segnato il confine di una comfort-zone, entro la quale avremmo potuto considerarci ancora giovani; fino a che


quella data non è arrivata... ed eccoci nel futuro! Doc e Marty sarebbero atterrati nella piazza dell’orologio di Hill Valley, tra auto volanti, skateboard a levitazioni, proiezioni 3D de Lo squalo 19 e posticci locali anni ‘50. Il documentario Back in time di Jason Aron viene proiettato nei cinema USA proprio in occasione di tale ricorrenza, celebrando quel momento a lungo atteso. Il film non è altro che una lunga carrellata nostalgica densa d’interviste a tutti coloro che hanno lavorato alla trilogia: Steven Spielberg, Robert Zemeckis, Bob Gale, passando ovviamente per Michel J. Fox e Christopher Lloyd. Una sorta di autocelebrazione che racconta in maniera approfondita ogni aspetto dei film, dalla sceneggiatura iniziale - in cui la macchina del tempo era un frigorifero - al recasting di Marty McFly a riprese già iniziate (Eric Stoltz non aveva mai convinto come protagonista; la prima scelta della produzione era sempre stato Fox, impegnato però sul set della sit-com Casa Keaton) sino alla decisione di trasformare Ritorno al futuro in una trilogia (la scritta “to be continued” compare nel finale dell’edizione VHS, non era presente al cinema) e di girare i successivi due capitoli in contemporanea (pratica ora usuale, ma negli anni ’80 atipica).


Back in time è puro fan-service celebrativo e autoreferenziale, che sotto molti punti di vista non aggiunge nemmeno nulla di nuovo a quello che un fan stoico della saga già conosce. Fa comunque piacere crogiolarsi un po’ in quella nostalgia. Ed è affascinante notare come la trilogia di Ritorno al futuro si sia trasformata negli anni in un vero e proprio Ritorno al passato.


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