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Lady Bird

03/01/2018 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Lady Bird

L'insostenibile leggerezza dell'adolescenza

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Christine McPherson è un'adolescente di Sacramento alle prese con i tipici problemi della sua età, a cominciare dallo strano vezzo di farsi chiamare da tutti col soprannome Lady Bird. In perenne rapporto di amore/odio con la madre, la ragazza frequenta un istituto religioso e sogna di scappare dalla noiosa vita di provincia, aspirando a un prestigioso college di New York. Impresa al momento ardua visto lo scarso rendimento scolastico e le numerose distrazioni che la vedono sempre impegnata, tra lo sbocciare dei primi amori e le prove teatrali quali valvola di sfogo. Durante questo percorso di formazione, fatto di pagine dolci e altrettante amare, Christine scoprirà di più su se stessa e sulle cose veramente importanti della vita.


Un film che vola leggiadro come una farfalla, o meglio come quella Lady Bird del non casuale titolo: novanta minuti di incredibile leggerezza offrono al contempo un verosimile ritratto del periodo adolescenziale. Greta Gerwig - attrice di rara sensibilità, memorabile la sua performance in Frances Ha (2012) - esordisce in solitaria dietro la macchina da presa, dopo aver co-diretto anni addietro il misconosciuto Nights and Weekends (2008); e lo fa con un film semi-autobiografico in cui, pur senza narrare eventi chiave da lei vissuti in prima persona, ripercorre in maniera disincantata i tempi della propria gioventù. Il risultato è un'opera di formazione costantemente giocata tra ironia e amarezza, sempre pervasa da una luminosità che trova fiaccola bruciante nella protagonista Saoirse Ronan, già vincitrice del Golden Globe e candidata agli imminenti premi Oscar. La vita tra i banchi di scuola in una città amata e odiata, il rapporto difficile con la soffocante figura materna, la ricerca di quell'amore perfetto quale vero e proprio sogno romantico, amicizie pronte a nascere e morire: sono il cuore pulsante di un quadro più ampio e impostato su toni solo vagamente surreali capaci di catalizzare il senso del tutto attraverso la messa in scena di una semplicità degli affetti che trova adeguato conforto nelle efficaci soluzioni di montaggio. Una continuità narrativa plasmata su misura e con i giusti tempi nello scorrere dei giorni, delle settimane e dei mesi che segnano il passaggio della Nostra da eterna adolescente a giovane donna pronta ad entrare in contatto con la realtà e a distaccarsi, forse, dalla sua identità fittizia.


Lady Bird si sorregge su una comicità sincera e genuina che trova solide fondamenta nella gestione dei personaggi secondari, figure credibili e caratterizzate (chi volutamente in eccesso, chi meno) con la stessa dose di spensieratezza che permea l'intero racconto. E quando anche litigi, rotture e delusioni fanno capolino nel mondo idealizzato di Christine il sapore è quello di step necessari verso la definitiva consapevolezza di cosa voglia dire crescere. Una rilettura originale e frizzante dei classici coming-of-age che guarda al cinema intimista di Noah Baumbach e al sarcasmo sottile del più ficcante Woody Allen (ironia della sorte viste le recenti polemiche tra Greta Gerwig e il cineasta); in una società prossima al cambiamento, con la massiccia diffusione in divenire dei telefoni cellulari e di internet (la storia è ambientata all'inizio del nuovo millennio) e l'inizio della guerra in Iraq, che trova nella città di Sacramento veicolo perfetto e malinconico per trainare le speranze di un'adolescente pronta e determinata a spiccare il volo. Dialoghi ispirati, invettive non banali contro i rigidi dogmi morali e religiosi di una certa America, una colonna sonora non opprimente che accompagna al meglio l'emotività degli eventi ci consegnano uno sguardo generazionale a 360° di rara lucidità e finezza stilistica, trovando anche il modo di raccontare le dinamiche genitori - figli senza scadere nelle più ovvie banalità (e a questo altrettanto merito all'interpretazione di Laurie Metcalf, perfetta madre dal duplice volto ma di profonda umanità). Il finale, pervaso da una profonda ma rassicurante vena nostalgica, unisce nel migliore dei modi i fili di una storia in cui tutti, con le relative differenze, possono cogliere punti di contatto nei quali rispecchiarsi.


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