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Dead Snow 2: Red vs Dead

06/08/2018 10:00

Emanuela Di Matteo

Recensione Film, Horror, dead snow,

Dead Snow 2: Red vs Dead

Una strapazzata allo stomaco e al proprio senso etico

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Il regista norvegese Tommy Wirkola aveva già dato un saggio del suo genio creativo nel primo Dead Snow, facendoci sognare (incubi) con le terrificanti imprese dell'armata zombie nazi, creando un film che però lasciava un po' a bocca asciutta nella seconda parte del suo svolgimento e nel suo epilogo. Dalla neve emergono nazisti sanguinari per poi, in un tripudio splatter, sterminare un intero gruppo di giovinastri in vacanza fra le montagne. E allora...? Ma ecco un secondo capitolo, che risponde a tutte le domande, toglie ogni soddisfazione e va oltre ogni immaginabile fantasia estrai-budella. Wirkola ha trovato la sua strada, ora non ha più dubbi. Forse l'esperienza americana di Hansel e Gretel - Cacciatori di Streghe ne ha maturato conoscenze e consapevolezze.


Seguendo, di nuovo e di più, le orme dell'amato Sam Raimi fin dall'incipit narrativo, identico a La Casa 2, la storia ci presenta un improbabile sopravvissuto alla strage: Martin (Vegar Hoel), il genio che decise di tagliarsi il braccio con una motosega nel dubbio che il morso dello zombie potesse diffondere in lui il virus. Ma stavolta non ci sono normali zombie, come ci spiegherà poi un'altrettanto squinternata squadra anti-zombie composta da tre nerd di provenienza USA: si tratta di zombie maledetti. Sono capitanati dal perfido Herzog e hanno uno scopo, la vendetta. Martin, eroe buono, tormentato dall'aver perso l'amore della sua vita e dal desiderio di aiutare gli altri, inizia a falcidiare tutti quelli che incontra: passanti, bambini, innocenti vari. Non è colpa sua. In ospedale, un medico, con tutte le buone intenzioni, gli ha riattaccato il braccio strappato, ma sfortunatamente si tratta di quello dello zombie Herzog, che ha un potere malvagio e agisce per conto suo. Ma questa forza infernale Martin imparerà a usarla a suo favore. Riuscirà, però, con l'aiuto della squadra anti-zombie, a risvegliare un intero esercito russo dalla tomba (il famoso Red del titolo) fucilato dai nazisti e farli combattere al suo fianco?


Questo sequel non è soltanto un horror: è puro divertimento splatter, comicità, satira, insano umorismo, furore goliadico. L'unica indicazione a cui attenersi è quella di non mangiare assolutamente – vietati pop corn e patatine – durante la visione del film. A differenza del primo film, c'è una mattanza di bambini stecchiti in vario modo (esplosi, stritolati, lanciati) e un uso delle budella umane molto fantasioso. Il film regala più di un momento glorioso: come quello in cui Herzog sconfigge un nemico e alza lo sguardo, fiero, sussurrando: «Untermensch» cioè "sub umano", il termine usato dall'ideologia nazista per descrivere ebrei, zingari, polacchi, russi e ogni altro non ariano. O quello in cui Glenn Kenneth, il custode di museo, truccatissimo, coinvolto in una guerra fra zombie, cerca di fare outing a un passo dalla morte. Il finale, col sottofondo di Total Eclipse of the Heart è indimenticabile ma non svelabile.


Sì, questo è un genere che potrebbe provocare più di un conato di vomito, ma è un po' come il piacere di andare sulle montagne russe o leggere un libro del marchese De Sade. Una strapazzata allo stomaco e al proprio senso etico aiuta a ritrovare gli equilibri, spesso assopiti o storditi da una morale comune patinata, stereotipata e zombizzata. Con una notevole dose di black humor.


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