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Juliet, Naked - Tutta un'altra musica

06/03/2019 10:00

Marcello Perucca

Recensione Film,

Juliet, Naked - Tutta un'altra musica

Un film di formazione sulla mezza età

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I libri dello scrittore inglese Nick Hornby sono stati spesso fonte di ispirazione per il cinema. Non sfugge il romanzo Tutta un’altra musica, trasposto sul grande schermo in Juliet, Naked - Tutta un'altra musica, diretto da Jesse Peretz su sceneggiatura di Jim Taylor, Tamara Jenkins e Evgenia Peretz (sorella del regista). Le vicende del film – e del romanzo – si snodano fra Stati Uniti e Inghilterra dove, nel villaggio di Sand Cliff (nome fittizio: di fatto, ci troviamo a Broadstairs, sulla costa sud orientale) vive Annie (Rose Byrne), una donna che si avvia verso la mezza età e che gestisce il piccolo museo locale lasciatole in eredità dal padre. Annie vive, insoddisfatta, con Duncan (Chris O’Dowd), docente universitario e fan sfegatato di Tucker Crowe (Ethan Hawke), un cantante rock alternativo, misteriosamente scomparso dalle scene venticinque anni prima. Duncan è talmente ossessionato dalla scomparsa di Tucker da aver creato un blog attraverso il quale disquisisce sulle varie ipotesi (una più fantasiosa dell’altra) relative alla fine del cantante con altri blogger altrettanto tormentati dal silenzio che ha creato intorno a sé il loro idolo. Il giorno in cui, misteriosamente, a Duncan viene recapitato un demo con la versione originale di Julied, Naked, l’ultima canzone che Tucker aveva registrato, ne scrive una recensione entusiasta sul suo blog, prontamente stroncata da Annie che mal sopporta l’innamoramento quasi adolescenziale del compagno verso il rocker. La stroncatura della donna arriverà agli occhi dello stesso Tucker il quale, dichiarandosi in totale accordo con il pensiero di Annie, inizierà con lei uno scambio epistolare. La rockstar decide quindi di svelarsi: è un uomo invecchiato, che vive in un garage adattato ad abitazione alle porte di New York, accanto alla ex moglie e madre del suo ultimo figlio Jackson (Azhy Robertson); trascorre le giornate a fare il bucato, a giocare con il figlio e a cercare di dimenticare la vita passata fatta di eccessi e di anaffettività verso i numerosi figli avuti con altrettante donne diverse e mai frequentati.


Juliet, Naked - Tutta un'altra musica è una commedia ironica e brillante, che non esita a lasciarsi andare a momenti malinconici e che vuole ragionare su quanto sia necessario, ad un certo punto della propria esistenza, crescere e lasciarsi alle spalle la propria adolescenza. Non importa se ciò avviene da adulti: l’importante è, prima o poi, evolversi e realizzarsi. È ciò che accade ad Annie e a Tucker che, incontrandosi, iniziano a svelarsi l’uno all’altra aiutandosi a vicenda a superare le proprie debolezze e i rimpianti per le rispettive occasioni mancate. Sotto questo punto di vista il film di Peretz può essere considerato (e così come è stato definito) un film di formazione per persone di mezza età. Ma Juliet, Naked - Tutta un'altra musica non è solo questo. È anche una riflessione sincera sull’artista e sulla percezione, spesso travisata, che ne hanno i fan. Sul crollo degli idoli, che si disvelano come esseri normali, con pregi e difetti.


Un film interessante, grazie anche al buon lavoro degli sceneggiatori che sono riusciti a trasformare un testo basato su lunghi scambi di e-mail in un film che scorre fluido dall’inizio alla fine. La musica è parte integrante del girato, con numerose ballate - alcune interpretate dallo stesso Ethan Hawke, che si dimostra anche buon cantante - che si susseguono lungo tutto l’arco della sua durata. Del resto sia Nick Hornby sia il regista Jesse Peretz condividono una grande passione per la musica: quest’ultimo, in particolare, negli anni Ottanta è stato tra i fondatori dei Lemonheads, un gruppo abbastanza noto nell’ambiente underground dell’hard rock statunitense.


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