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Raf

02/12/2019 12:00

Valentina Pettinato

Recensione Film,

Raf

Una buffa protagonista femminile, alle prese coi disagi della precarietà.

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Il regista canadese Harry Cepka porta al Festival di Torino una buffa protagonista femminile (Grace Glowicki), alle prese coi disagi della precarietà. Raffaella, detta Raf, si barcamena tra lavoretti saltuari per pagare l’affitto di un mini seminterrato a Vancouver, in cui balla e si scatta foto surreali. Un po' suonata, ha un fidanzato bizzarro e qualche amico con cui fare serata. A un certo punto si imbatte in Tal: che è ricca, brillante e vuole prendersi cura di lei.


Ci troviamo davanti a uno dei classici lavori che ricalca gli stilemi del cinema indipendente. Cepka porta al Festival una piccola storia semplice e delicata, in cui non rinuncia ad affrontare tematiche complesse, senza rinunciare a ritrarre la freschezza e la goffagine della protagonista. Nonostante le buone intenzioni dal punto di vista narrativo ci troviamo davanti al racconto del solito percorso di educazione e formazione di un loser, da parte di una coetanea vincente. Ma la componente che rende la trama leggermente meno banale è la decisione di fare dell’amicizia tra queste due donne, diverse per status ma vicine per follia, il cuore pulsante della pellicola.


Punto di forza della narrazione è sicuramente la costruzione della solitudine “elettronica” di questa ragazza, che si muove come se fosse costantemente in preda a sostanze allucinogene e che non perde la sua ingenuità e il suo essere naif nonostante la vita la prenda a schiaffi. Tra i temi affrontati c’è il gap tra classi sociali, la condizione di disagio di molti giovani, la complessità dei rapporti umani. Ma la pellicola ha molti difetti, primo tra tutti l’essere troppo fugace: tutto ciò che vorrebbe rappresentare rimane davvero troppo in superficie e passa talmente veloce da perdersi in mezzo alla musica rumorosa.


Il film di Harry Cepka è il tentativo di raccontare quanto i rapporti umani possano essere crudeli, quanto a volte si tenda una mano per volontà di supremazia e controllo sugli altri. Quanto spesso l’amicizia sia sudditanza psicologica. Ma questi aspetti non riescono a essere raccontati con il giusto vigore: rimane solo l’intenzione giusta e la voglia matta di ballare con la protagonista del film.


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