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Wasp Network

09/01/2019 10:00

Valentina Pettinato

Recensione Film,

Wasp Network

Un racconto del controspionaggio cubano negli anni '90, tra L'Avana e Miami

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Alla Mostra del Cinema di Venezia arriva il giorno di Olivier Assayas, che porta in concorso Wasp Network, un racconto del controspionaggio cubano negli anni '90, tra L'Avana e Miami. Il film è la trasposizione cinematografica del libro Los últimos soldados de la guerra fría del giornalista ed ex politico brasiliano Fernando Morais: al centro della storia c’è la vicenda di Gerardo Hernandez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero, René Gonzalez e Fernando Gonzalez, i cinque combattenti antiterroristi cubani condannati negli USA. La trama si trova sui libri di storia: è la fine degli anni Novanta e cinque spie cubane tentano di infiltrarsi negli USA, nel momento di apice della tensione attorno alla figura di Fidel Castro, ma finiscono imprigionate nel 1998 per spionaggio, omicidio e per altre accuse mai del tutto provate. Solo nel 2014, grazie all'intervento di Barack Obama, gli ultimi tre ancora in carcere hanno potuto fare ritorno a Cuba.


Non è la prima volta che Olivier Assayas si cimenta con fatti realmente accaduti: con Carlos, miniserie del 2010, vincitrice di un Golden Globe, aveva sapientemente affrontato tematiche legate al controspionaggio e del terrorismo, e – come a segnare un ritorno al genere - aveva già scelto Édgar Ramírez, protagonista anche di Wasp Network. Oltre a Ramìrez in questo lavoro il regista porta al Lido un cast stellare che include Penélope Cruz, Gael Garcia Bernal e Wagner Moura. Come sempre, ci dimostra la sua capacità di dividere il pubblico. A un solo anno di distanza da Doubles Vies, in concorso a Venezia 75, il regista cambia totalmente tematica e decide di portare sullo schermo i rapporti tra Cuba e America, in questo racconto del “traffico” di spie messo in piedi per smantellare l'organizzazione terroristica di matrice anticastrista installata negli Stati Uniti e artefice di numerosi attentati all’Avana. Assayas mette in scena con assoluta modernità stilistica gli eventi, e lo fa con un registro malinconico e uno sguardo delicato, per molti versi anche intimo, quasi a volersi concentrare sui particolari privati di quelle vicende che meritano di essere osservate in punta di piedi rispetto ai roboanti eventi finiti sulle pagine dei giornali.


Wasp Network è il classico film sulle stragi terroristiche e, come tale, ne riproduce fedelmente i meccanismi di genere. All’interno c’è un po' di tutto: le donne ferite e abbandonate dai propri mariti, le menzogne, i cambi di fronte, la solitudine, la ricchezza e il senso di non essere artefici del proprio destino ma di aver consegnato la propria vita, a prescindere dalle scelte di campo, a un ideale superiore. Ciò che invece è davvero interessante è il punto di vista, che si sposta però dalla strada, dagli scontri, e si colloca nella quotidianità delle vite familiari. Mostrandoci mogli tradite o complici, abusate o ferite, abbandonate o umiliate, Assayas fa una bellissima scelta di campo. E, pur non abbandonando i passaggi del cinema di genere legati al momento dell’arruolamento, all’adesione alla causa, alle vere e proprie attività di spionaggio, il film ha il suo centro nevralgico tra le mura domestiche e ci porta nella vita più intima questi uomini che diventano spie.


In questo gioco delle coppie Wasp Network, si alleggerisce della retorica, della grammatica di guerra, delle polverose uniformi ideologiche e ci parla in un linguaggio familiare e confidenziale di uomini alle prese con delle scelte e delle conseguenze delle stesse su quello che avevano di più caro, delineando in maniera interessante anche la costruzione psicologica di ciascun protagonista. Un’opera che scorre piacevole e senza intoppi, ma non ha guizzi che a renderlo indimenticabile. Come se scegliere di utilizzare un tocco più delicato ma non intenso, spegnesse la forza e passione che la tematica meritava, rendendo il film un po' debole rispetto ad altri lavori del regista.


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