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La città verrà distrutta all'alba

04/08/2010 10:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

La città verrà distrutta all'alba

Un efficace concentrato del Romero-pensiero

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A trentasette anni di distanza dall’uscita dell’originale opera di George Romero (la terza della sua filmografia), Breck Eisner (Sahara) ne gira l’interessante remake. The crazies, distribuito in Italia come La città verrà distrutta all’alba, è un efficace concentrato del Romero-pensiero, qui orfano dei suoi zombies: un film apocalittico, marcio, dichiaratamente antimilitarista ed ecologista; un attacco frontale all’autolesionismo e alla stupidità degli esseri umani.


La trama rimane sostanzialmente fedele all’originale: in una tranquilla cittadina dell’America rurale precipita in un fiume un aereo militare carico della sostanza tossica denominata Trixie e che rapidamente contamina l’acqua. La devastante epidemia che ne nasce colpisce la gran parte della popolazione di Ogden Marsh: gli effetti del virus sono una progressiva e violentissima follia omicida, oltre a un’orrida putrefazione del corpo. I pochi sani rimasti cercano la fuga e tra loro i quattro protagonisti: lo sceriffo David Dutton (Timothy Olyphant), sua moglie, la dottoressa Judy Dutton (Radha Mitchell), il vice-sceriffo Russell Clank (Joe Anderson) e la giovanissima assistente di Judy, Becca (Danielle Panabaker). Ma i “pazzi” non sono l’unico ostacolo verso la salvezza: l’esercito infatti mette rapidamente in quarantena tutta l’area, portando il terrore tra esecuzioni sommarie e deportazioni di massa in centri di accoglienza-lager.


La paura qui non si annida in stanze buie né in antri oscuri, ma nell’agorafobica immensità delle distese di grano del Midwest, prive di qualsiasi riparo: un pacifico scenario bucolico in cui i quattro fuggiaschi sono prede alla mercé dei cacciatori. Sicuramente efficace la rappresentazione dei “pazzi” che agiscono solo in base a un sanguinario istinto animale e davvero notevole è la scena (immortalata nella locandina USA) del preside del liceo impazzito che va a mietere vittime facendo stridere per terra un enorme rastrello: un omaggio agli artigli più famosi del cinema horror. Come succede spesso nelle opere di Romero (qui produttore esecutivo), il ritratto che ne esce fuori dell’esercito è impietoso, e lo è anche, più in generale, l’abbrutimento che il possesso delle armi porta all’uomo. Così come ne La notte dei morti viventi, la disinfestazione di Ogden Marsh si tramuta ben presto in una nefasta caccia all’uomo, tanto inutile quanto sadica, e l’impossibilità di arginare il contagio porterà i soldati a compiere un vero e proprio eccidio, prima di una devastante apocalisse nucleare. E quando l’unica risposta del governo al bisogno di protezione della popolazione è un’incolmabile distanza unita a un’ondata di spietata violenza, l’unica reazione è una rivolta altrettanto brutale. Teso, sporco, adrenalinico, il film di Eisner si inserisce con dignità e notevole personalità in un filone saturo oltre ogni limite e pieno di produzioni di livello decisamente inferiore.


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