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The Box

07/03/2010 10:00

Emidio De Berardinis

Recensione Film,

The Box

Norma (Cameron Diaz) e Arthur (James Marsden) sono una giovane coppia che conduce la vita tranquilla di una piccola cittadina in Virginia...

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Norma (Cameron Diaz) e Arthur (James Marsden) sono una giovane coppia che conduce la vita tranquilla di una piccola cittadina in Virginia. Lei insegnante di liceo, lui ingegnere della Nasa. Con un figlio a carico (Sam Oz Stone), cercano di mettere da parte dei soldi per un'operazione al piede di Norma, mutilato da un incidente molti anni prima. Tuttavia Arthur non riceve la promozione sperata e quando un uomo misterioso con il volto terribilmente sfigurato (Frank Langella) rivolge alla famiglia Lewis una proposta milionaria, per i due sembra accendersi una speranza. L'uomo consegna nelle mani dei giovani innamorati una scatola dotata di un bottone e contenente la vita di uno sconosciuto: premendo il bottone otterranno un milione di dollari e una persona a loro estranea morirà. Ventiquattro ore li separano da una scelta che coinvolgerà le loro coscienze e le loro vite.


Dopo Donnie Darko e Southland Tales, il demiurgo Richard Kelly torna ad intrecciare le vite e le esistenze tormentate dei suoi personaggi nel fanta-thriller The Box. Con una cura maniacale ricostruisce la società americana degli anni Settanta, le conquiste dello spazio e le suburban family in lotta per una vita agiata. Nella prima metà della pellicola, storia e regia si sviluppano in maniera scorrevole, con l'arrivo della scatola che lascia intuire qualche presagio sui risvolti. Premuto il pulsante, tuttavia, ritmo, misteri e inquadrature esplodono nel caos geometrico di Kelly, uno sconvolgimento che rapisce lo spettatore in apnea per un epilogo dal gusto amaro. Il regista di Donnie Darko si ripete nell'attenzione con cui segue i suoi personaggi, nell'osservarli nei momenti solitari; riproduce, grazie all'abilità dello scenografo Alexander Hammond, e alla fotografia di Steven Poster, una tassonomia dei Seventies, dalla meticolosità degli interni, alla musica, alle aspirazioni della middle class. Non c'è giudizio morale sullo scatenarsi degli eventi: Kelly osserva con una regia minuziosa, a tratti barocca, le conseguenze delle scelte dei coniugi Lewis, l'intrecciarsi del mistero, i pezzi del puzzle che si ricompongono a chiudere il cerchio generato da un bottone premuto. Non mancano le strizzate d'occhio autocitazioniste, liquidi mobili e disegni da manuale dei viaggi del tempo, ma nell'infittirsi del mistero, Kelly ricade nel suo solito difetto, mette troppa carne sul fuoco, stavolta aggravato da un eccesso di stile (nella regia) fuori luogo e poche e confuse idee personali. Questo sicuramente non mina la curiosità dello spettatore nel seguire lo svolgersi degli eventi, ma da Kelly ci si aspetta più personalità, soprattutto nel creare le atmosfere di una storia talmente intrigante e lynchiana. Splendido il personaggio di Arlington Steward interpretato da un tenebroso e affascinante Langella.


Se si mette da parte l'autocompiacimento, Kelly sfrutta sufficientemente una storia ad alto potenziale e chiude in una scatola misteriosa il destino della sua pellicola, basta premere il bottone e rimanere affascinati, forse in parte soddisfatti, ma non sbalorditi.


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