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Coming Soon

08/02/2010 10:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

Coming Soon

La geografia Horror in estremo oriente si allarga alla Thailandia, protagonista di alcune interessanti nuove uscite nel settore, la prima delle quali è questo C

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La geografia Horror in estremo oriente si allarga alla Thailandia, protagonista di alcune interessanti nuove uscite nel settore, la prima delle quali è questo Coming soon del master mind dell’orrore thailandese Sophon Sakdapisit. Impossibile non notare come il film sia un corposo tributo a Demoni di Dario Argento; lo spunto iniziale è praticamente identico: in una sala cinematografica viene proiettato un film horror ma quello che appare sul grande schermo inizia ben presto a riflettersi nella realtà. Sakdipisit sviluppa però l’idea in maniera piuttosto originale ottenendo un risultato finale discreto e ritagliandosi un suo spazio in questo ultra congestionato settore.


Shane (Chantavit Dhanasevi) lavora al proiettore in una sala cinematografica; bisognoso di soldi, decide di piratare una copia di un nuovo film dell’orrore di prossima uscita in cui una vecchia pazza rapiva e rendeva ciechi i ragazzini di un villaggio prima di essere scoperta dai genitori e impiccata per poi tornare sotto forma di fantasma. Chi aveva partecipato alla proiezione in anteprima scompare misteriosamente così come accade al fratello dell’ex ragazza di Shane, Som (Vorakan Rojchanawat) che si unisce a lui per cercare di svelare il mistero.


I limiti del film si trovano tra quelli classici degli horror orientali: una sostanziale derivazione dal solito Ringu (il film “maledetto”), terrore sempre molto celato e quasi mai esplicito (ante dell’armadio, teli da doccia e porte dell’ascensore spalancate all’improvviso senza trovare mai niente), spaventi ottenuti con l’esplosione dei decibel, una recitazione piuttosto approssimativa e una sceneggiatura debole in cui non succede praticamente nulla di concreto fino alla fine della pellicola. Sakdapisit però si riscatta inserendo un paio di scene di notevole effetto e condendo il tutto con una certa dose di ironia sottesa che snellisce il film e lo rende più godibile: la critica implicita alla pirateria cinematografica con l’orrenda fine che fanno tutti i “clonatori”; il finale che prende in giro la valanga di spettatori che riempie le sale attendendo ignara la propria morte tra un un pop-corn da sgranocchiare e un goccio di birra da mandare giù. Certo, se lasciano di più il segno i dieci minuti del finto film proiettato all’inizio rispetto agli ottanta successivi di quello vero, vuol dire che ci sono ancora parecchi aspetti su cui lavorare.


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