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Lo Scafandro e la Farfalla

08/11/2010 10:00

Luca Mogini

Recensione Film,

Lo Scafandro e la Farfalla

Julian Schnabel, pittore e regista, ha abituato il pubblico alla propria personale visione del biopic con Basquiat e Prima che sia notte...

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Julian Schnabel, pittore e regista, ha abituato il pubblico alla propria personale visione del biopic con Basquiat e Prima che sia notte. Nei suoi lavori il racconto oggettivo è inscindibile dal vissuto dei protagonisti, in un'alternanza di reale e surreale che pone sullo stesso piano fatti e sentimenti. La formula si adatta perfettamente a Lo Scafandro e la Farfalla, tratto dall'omonimo libro autobiografico di Jean Dominique Bauby. Per la pellicola il regista newyorchese dirige un cast francese, a conferma di una coproduzione dalla storia travagliata: commissionato dalla Universal Pictures, il progetto passa due anni dopo alla parigina Pathé.


La voce narrante è quella di Jean Dominique Bauby, caporedattore di Elle costretto da un ictus a una rara forma di paralisi chiamata "locked-in syndrome", che ne blocca l'intero corpo ad eccezione dell'occhio sinistro. Jean-Do, come è chiamato dagli amici, si ritrova così prigioniero del proprio corpo, senza che siano compromessi gli aspetti mentali e cognitivi. Grazie alla propria foniatra, Jean Dominique impara a comunicare con la palpebra sinistra, maturando la decisione di scrivere un libro sulla propria esperienza. Il volume diventa un caso mondiale e l'occasione di riscatto del protagonista nei confronti delle proprie condizioni.


Interprete principale è Mathieu Amalric, attore e regista che riesce a essere pienamente espressivo tanto nelle sequenze ambientate nel passato quanto in quelle ambientate nel presente, con il solo utilizzo dell'occhio sinistro. Intorno ad Amalric orbita un eccezionale cast di attori e personaggi. Spicca la figura della ex compagna Celine (Emmanuelle Seigner), che diventa il primo e più difficile punto di confronto di Bauby con il proprio ruolo di padre e compagno, e risulta fondamentale il trio di donne che rende possibile la stesura del libro: Henriette (interpretata da Marie-Josée Croze), foniatra, Marie (Olatz López Garmendia), fisioterapista, e Claude (Anne Consigny), ingaggiata dalla casa editrice dell'uomo. Indimenticabile anche Max Von Sydow nel ruolo del padre, costretto in casa da una malattia che gli impedisce di fare le scale. Nell'adattamento cinematografico trova spazio anche l'amante di Bauby: Inés, personaggio definito per assenza in contrasto con Celine. Sin dal titolo risalta il tema della doppiezza e del contrasto. La narrazione segue due binari paralleli: quello della realtà e della paralisi di Bauby e quello dell'immaginazione anarchica dello scrittore in cui si mescolano ricordi, desideri, rimpianti e pensieri di una vita. La regia di Schnabel si adatta perfettamente accentuando la soggettività del protagonista: ogni avvenimento è mediato dallo sguardo e dai pensieri di Bauby. Lo spettatore vive il risveglio dell'uomo e il conseguente assalto dei medici in prima persona, grazie alla scelta di fare dell'occhio del protagonista l'unica telecamera esistente all'inizio della vicenda. Con la (ri)scoperta da parte di Bauby delle proprie capacità cognitive si allargano anche gli orizzonti dello spettatore e delle scene; poco alla volta l'immaginazione del protagonista gli permette di seguire i propri cari e infine di mostrare memorie, fantasie e identità dello stesso Jean Dominique. Tutto, anche i particolari più cruenti dell'esperienza ospedaliera, è pervaso da una profonda delicatezza, sottolineata dalla colonna sonora di Paul Cantelon, pertinente e mai invasiva. Anche l'erotismo, presente in ogni parte del film, diventa platonico. L'unica possibilità del protagonista è di saziare le proprie voglie attraverso l'osservazione e l'immaginazione, senza che il corpo abbia o pretenda un ruolo nell'esperienza. Tutti questi elementi rendono Lo Scafandro e la Farfalla un film straniante e bellissimo; una vera e propria esperienza che colpisce e coinvolge in modo profondo.


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