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Crisi di classe - La lezione americana

11/10/2010 11:00

Tania Marrazzo

Recensione Film,

Crisi di classe - La lezione americana

Presentato fra gli eventi speciali del Festival internazionale del film di Roma, Crisi di classe è il primo documentario di Giovanni Pedone, laureato in economi

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Presentato fra gli eventi speciali del Festival internazionale del film di Roma, Crisi di classe è il primo documentario di Giovanni Pedone, laureato in economia e collaboratore per La Repubblica e Il Sole24Ore. Si tratta di un progetto nato da un soggetto del presidente di Rai Cinema Franco Scaglia, che mette in luce ed esamina i motivi della crisi devastante che ha investito l’America - e successivamente le altre nazioni - nell’aprile del 200, con conseguenze drammatiche soprattutto nei confronti della classe media. Un film malinconicamente on the road che attraverso interviste a professori universitari, economisti, scrittori, antropologi e in particolar modo cittadini, racconta il lento sgretolarsi del sogno americano; della possibilità per tutti di una casa, di una famiglia, di una posizione sicura nella società, tutto in funzione della costruzione di una propria identità che ormai sembra essere sempre più rappresentata dalla quantità di averi che si hanno a disposizione.


Con uno stile marcatamente televisivo, Pedone offre un’analisi molto dettagliata, a tratti troppo tecnicamente densa, delle cause della recessione economica che avrebbe le sue radici nel processo di de-regulation avviato da Regan e proseguito dall’amministrazione Clinton, a cui si aggiunse la politica monetaria condotta con tassi di interesse incredibilmente bassi da parte della Banca Centrale degli USA, la Federal Reserve, che favorì la cosiddetta politica del credito facile secondo la quale vi era una grande distribuzione di liquidità a bassissimo costo. Per incentivare i consumatori a far mutui, con sempre meno garanzie, e ad indebitarsi, vennero diffusi i teaser rates, i tassi appetibili, studiati appositamente per attirare i clienti che nel frattempo si resero sempre meno conto della quantità di denaro virtuale investito. Si è creata così col tempo quella bolla immobiliare destinata inevitabilmente a scoppiare e che vede un’improvvisa inversione di tendenza nella politica monetaria delle banche, che si sono viste costrette a congelare le quote dei propri fondi di investimento e a sospendere la compravendita, causando una restrizione ingestibile delle condizioni di credito a cui logicamente non sono riusciti a far fronte i possessori dei mutui. Il colpo di grazia è arrivato con il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers, operante da 128 anni e dunque simbolo per eccellenza di fiducia e affidabilità. Quasi due milioni di famiglie americane si sono trovate improvvisamente senza casa, senza lavoro, senza denaro, senza un futuro.


È proprio negli Stati Uniti, nella nazione che rappresenta il modello a cui le città orientali e occidentali si rivolgono e affidano le loro speranze, che prende piede una crisi che si propaga gradualmente in Islanda, Danimarca, Spagna, Regno Unito, Grecia, Italia, gettando nello sconforto quella middle class che aveva goduto per tanti anni di un benessere fittizio e che si ritrova improvvisamente persa nel nulla. Non riescono a trattenere le lacrime le persone intervistate che raccontano la loro storia, i cosiddetti nuovi poveri, gente che si sente senza dignità: quando si parla di se stessi l’incertezza del domani fa terribilmente paura, una paura contenuta nelle analisi storiche economiche degli esperti del settore, ma che impatta e si avverte fortemente negli episodi di vita comune.


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