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Sucker Punch

04/04/2011 10:00

Tania Marrazzo

Recensione Film,

Sucker Punch

Dopo aver subito un orribile trauma Babydoll (Emily Browning) viene rinchiusa dal patrigno in una clinica psichiatrica per essere lobotomizzata...

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Dopo aver subito un orribile trauma Babydoll (Emily Browning) viene rinchiusa dal patrigno in una clinica psichiatrica per essere lobotomizzata. Per sfuggire al dolore e ai maltrattamenti subiti da Blue (Oscar Isaac) e Madame Gorsky (Carla Gugino), che dirigono sottobanco una sorta di giro di prostituzione, la ragazza si rifugia in un mondo fantastico dove incontra Wise Man (Scott Glenn) che le dice che se vorrà essere libera dovrà conquistare cinque oggetti: una mappa, una fiamma, un coltello, una chiave e un ultimo elemento misterioso. Acquistato coraggio, insieme ad altre quattro ragazze del manicomio, Babydoll pianifica un piano per fuggire, un piano possibile solo attraverso continue incursioni in un mondo immaginifico raggiungibile attraverso la danza.


Ci sono voluti cinque anni affinché l’ultima creatura di Zack Snyder venisse alla luce, anni in cui il regista statunitense si è impegnato in altri progetti come Watchman e la parentesi animata di Il regno di Ga'Hoole - La leggenda dei guardiani. Sucker Punch, scritto in collaborazione con Steve Shibuya, è stato il film più tormentato ma anche il più personale di Snyder che lo ha definito «La cosa più folle che ho scritto», un polpettone postmoderno stracolmo di contaminazioni artistiche e stilistiche condensate in un unicum che esplode letteralmente sullo schermo. Da buon action fantasy Sucker Punch ribadisce il concetto visivo di 300 puntando tutto sulla stimolazione multisensoriale dello spettatore messo di fronte all’assurdità dell’impossibile; sottolinea un tipo fruizione che non è classicamente cinematografica ma che nasce da una dimestichezza multimediale che può essere compresa solo con l’esperienza.


Ambientato in degli indefiniti anni Sessanta il film trasforma una storia terribilmente reale in una sorta di videogames, un misto fra un gioco di ruolo, uno sparatutto e un picchiaduro con tanto di missioni e mostri di fine livello. Novella Alice nel paese delle meraviglie, l’unico modo in cui Babydoll riesce ad andare incontro al suo destino è attraverso la traslazione in quel mondo fantastico dove tutto è possibile, un mondo che ha il suo fascino estremo proprio nell’assenza di qualsiasi tipo di regola e confine. Il passaggio dall’epoca dei samurai alla Prima guerra mondiale o dal medioevo fantasy al contesto futuristico è splendido e pazzesco, come lo è la chiassosa eccitazione provocata dalla visione di ragazzine in succinti abiti punk rock armate di qualsiasi tipo di arma e ordigno bellico, capaci di destreggiarsi nelle tecniche di combattimento più disparate compiendo balzi e movimenti antigravitazionali con atterraggi potenti e distruttivi.


Se la fotografia dark di Larry Fong conferisce a Sucker Punch quell’accattivate attrazione perversa per il male, la predominanza della musica si spinge fino a diventare compendio descrittivo delle situazioni interiori della protagonista. Questo il senso di Sweet Dream (Are made of this), Asleep, Love is the drug o della battente Army o me di Bjork che nella frase "You'll meet an army of me" racchiude tutto il significato di ciò che sta accadendo nel momento in cui gli eserciti di cyborg, soldati zombies e cavalieri, contro i quali le ragazze si scontrano, sono tutti frutto della mente di Babydoll che si attacca e sconfigge da sola per compiere il suo percorso. Unici elementi stridenti purtroppo sono la sceneggiatura a tratti retorica - che ricerca l’epicità non brillando sempre per originalità - e la superficialità di alcuni personaggi, dettagli che se fossero stati curati appena un po’ di più avrebbero potuto consacrare Sucker Punch a cult movie moderno.


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