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Italia Estrema: cannibali, torture e disturbing drama nel cinema di casa nostra

04/02/2019 07:57

Marco Filipazzi

Approfondimento Film,

Pasolini, Deodato, Caligari: chiudiamo il nostro viaggio nell'extreme sugli autori che più hanno osato nel cinema italiano

Lungo questo viaggio nel {a href=https://www.silenzioinsala.com/articoli/1925/cinema-estremo-come-fare-per-conoscerlo-comprenderlo-e-appre}cinema estremo{/a} ho citato oltre 150 titoli (e almeno altrettanti ne ho trascurati), prodotti nelle nazioni più disparate: dall'India all’Australia, dal Messico alla Corea, dalla Serbia al Cile, da Israele all’Estonia. Ma a casa nostra? Esiste una bsottocultura estrema/b in Italia, dove il mercato è stagnante da decenni?


La risposta è sì ed è anche molto florida. Perciò, mentre torniamo alla spiaggia, prestiamo attenzione al fondale in cerca di tutte quelle bandiere tricolore che giacciono nel mare dell’estremo.


bMondo Movie/b


Ovvero il primo sottogenere estremo nato in Italia. Negli anni ’60 questi film miravano a colpire lo spettatore con immagini morbose mostrate con un approccio documentaristico. Il filone deve il suo nome a Mondo cane, film del 1962 diretto da Paolo Cavara, Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi: un collage di violenza sugli animali, riti tribali, cerimonie religiose a base di auto-flagellazioni e quant’altro. Divenne subito un fenomeno e la colonna sonora di Riz Ortolani venne nominata agli Oscar.


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Sulla sua scia nacquero pellicole simili, tutte incentrate su riti estremi e scene di violenza, con un fascinazione particolare per l’Africa. Gli stessi registi hanno realizzato, infatti, Africa addio nel 1966 (sul processo di decolonizzazione del continente) e Addio Zio Tom nel 1971 (sull'America schiavista d’inizio '800 e le ripercussioni ai giorni nostri).


Una variazione sul tema è anche America così nuda, così violenta, spaccato di una società prosciugata dai valori morali: anziani abbandonati negli ospizi, miseria che attanaglia le metropoli, feste orgiastiche, persecuzioni razziali, droghe, omicidi e malavita.


bCannibalici e ultragore/b


Dalla seconda metà degli anni ’70 i Mondo Movies vengono incorporati in un altro filone che è orgogliosamente italiano: quello dei cannibalici. Le riprese documentaristiche sono incluse in trame dove i protagonisti si trovano dispersi nella giungla: lo schock del reale si unisce così a dosi di macelleria artefatta.


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Tra i precursori troviamo Umberto Lenzi con Il paese del sesso selvaggio; Sergio Martino con La montagna del Dio cannibale; Joe D’Amato con Emanuelle e gli ultimi cannibali. Ma il vero capolavoro del genere resta bCannibal Holocaust/b di Ruggero Deodato, che approdò nei cinema nel febbraio del 1980 suscitando clamore e proteste. Un gruppo di documentaristi sulle tracce della tribù degli Shamatari sparisce nella giungla amazzonica; di loro verranno ritrovate solo le bobine che hanno girato. A parte il fatto che il film anticipa di 20 anni The Blair Witch Project, oltre la patina grandguignolesca e violenta (la scena della tartaruga è davvero un pugno allo stomaco) il film è una potente denuncia alla società moderna, forse più attuale oggi che allora.


Cannibal Holocaust fece alzare l’asticella del mostrabile sullo schermo e negli anni ’80 il genere fiorì ulteriormente con Cannibal Ferox e Mangiati vivi! di Umberto Lenzi, Antropophagus di Joe D’Amato (a tratti apocrifo dato che non è ambientato in Amazzonia ma su un’isola greca) e Inferno in diretta dello stesso Ruggero Deodato.


L’exploitation caratterizza anche i Rape&Revenge italiani, che rispecchiano i canoni dal sottogenere aggiungendoci un guizzo d’inventiva. L’ultimo treno della notte di Aldo Lado è una versione sadica di Assassinio sull’Orient Express, La villa sperduta nel parco di Ruggero Deodato è una forte critica alla borghesia, La settima donna di Franco Prosperi ha come protagonista una suora e tangentemente Avere vent’anni di Fernando Di Leo è la paternale a certi atteggiamenti libertini degli anni ’70.


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In tempi recenti l’orgoglio nazionale del cinema gore è rappresentato dalla Necrostorm dei fratelli De Santi, casa di produzione indipendente (la maggior parte dei film vengono realizzati tramite crowdfunding) con 7 produzioni all’attivo, tutte talmente ultrasplatter da risultare caricaturali. Delle autentiche piogge di sangue, dall’esordio di Adam Chaplin del 2011 sino all’ultimo Hotel Inferno 2: The Cathedral of Pain.


bDisturbing-Drama/b


Nel filone del bcinema tossico/b vale la pena di ricordare la già citata trilogia di Claudio Caligari composta da Amore tossico, L’odore della notte, Non essere cattivo. Altri film del sottogenere sono Fuori vena e Fame chimica, entrambi ambientati nelle periferie milanesi.


Capolavoro massimo di questo cinema resta però L’imperatore di Roma di Nico D’Alessandria, storia di un tossico a zonzo per la Capitale. Il film, datato 1987, definito un ritorno al neorealismo del dopoguerra, molto deve ad Accattone di Pier Paolo Pasolini.


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E di Pasolini è anche uno dei film più affascinanti, misteriosi (letteralmente fu il suo testamento artistico) e controversi della cinematografia nostrana: Salò o le 120 giornate di Sodoma. L’opera è liberamente ispirata agli scritti del Marchese de Sade trasposti nella repubblica di Salò durante il tramonto del fascismo.


Altre opere degne di menzione (e necessarie di visione) sono: La ciociara di Vittorio De Sica, dramma del dopoguerra che valse l’Oscar a Sophia Loren. Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, thriller dai risvolti disturbanti incentrato su preti e bambini. Io, Caligola di Tinto Brass, dove tragedia, sesso e violenza fanno emergere un ritratto folle dell’Imperatore romano (che ha il volto di Malcon McDowell).


Infine il dittico Mary per sempre e Ragazzi fuori di Marco Risi, storia di un gruppo di adolescenti palermitani dentro e fuori dal carcere, alle prese con le loro vite alla deriva, prive di futuro nonostante i loro sforzi, figlie di una società in sfacelo.


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Alla fine di questo percorso ci sono film, vette massime del nostro cinema, che non possono essere considerati extreme ma che hanno avuto il merito di adattare idee, sangue e violenza per un pubblico meno esigente di quello contemporaneo.


Filmografie sotterranee di registi e attori sconosciuti ai più che rappresentano un orgoglio nazionale. Tra questi anfratti si annidano bizzarri ibridi che uniscono idee rubate a blockbuster di successo, ambientazioni nostrane, violenza e tantissima inventiva! Dai noir/polizieschi di Fernando Di Leo e Giorgio Scerbanenco alle derive violente del poliziesco (Milano odia: la polizia non può sparare, Roma a mano armata, Luca il contrabbandiere), sino ai cult splatter di Fulci; dagli spaghetti western più trucidi (Mannaja non ha nulla da invidiare a un vero e proprio torture) al post-apocalittico dittico di New York a opera di Sergio Catellari e alla trilogia di Thunder con Mark Gregory nei panni di un simil-Rambo. Ma qui il discorso sta deragliando verso un’altra zona grigia del grande mare delle produzioni nascoste. Altrettanto interessante da indagare.


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