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Dalla Cina con furore: Wuxiapian tra Oriente e Occidente ne La tigre e il dragone

07/04/2018 13:03

Alfredo De Vincenzo

Speciale Film, cinema orientale, Ang Lee,

Dalla Cina con furore: Wuxiapian tra Oriente e Occidente ne La tigre e il dragone

Parliamo di cinema orientale, di come il film di Ang Lee abbia diffuso nel mondo la cultura e le più antiche tradizioni cinesi

Parliamo di cinema orientale, di come il film di Ang Lee abbia diffuso nel mondo la cultura e le più antiche tradizioni cinesi

Le competenze dei guerrieri volanti dei wuxiapian riguardano in particolar modo i combattimenti, resi peculiari per l'uso di specifiche sequenze di movimento, note come zhao. Uno dei film che riesce a raccogliere queste tecniche, e che ha permesso di imparare a conoscerle anche in Occidente, è La tigre e il dragone di Ang Lee, in cui è possibile analizzare le caratteristiche peculiari dello youxia. L'uso dell’anqi, che significa “dispositivo nascosto”, ossia un’arma di piccole dimensioni in grado di essere facilmente nascosta, come biao (dardi) e dangong (fionda), è un esempio classico presente nei wuxia e che nel film di Ang Lee è rappresentato dai dardi usati da Lo (Chang Chen) e dagli aghi avvelenati di Volpe di Giada (Cheng Pei-Pei).

 

La disciplina del qinggong, l'abilità di muoversi rapidamente e leggermente che consente ai guerrieri di scalare muri, sorvolare gli alberi e camminare sull'acqua ne La tigre e il dragone è presente in maniera costante.

 

La sequenza del combattimento sugli alberi di bambù, particolarmente coreografica, racchiude diversi stili e abilità di combattimento legate al concetto di leggerezza e di controllo del flusso del qi (l’energia vitale). Allo stesso modo nel film, durante il combattimento tra Li Mu Bai (Chow Yun-Fat) e Volpe di Giada è possibile ammirare un’altra caratteristica importante del mondo wuxia, ossia la tecnica del dim-mak. Il verbo dian ha il significato di “premere” e mai indica i vasi, che possono essere vasi del qi (qimai) o vasi sanguigni (xuemai): si parla di punti di pressione che possono creare danni all’avversario, dalla paralisi temporanea fino alla morte.

Tutte queste tecniche possono coesistere solo attraverso il neijin, ossia la capacità di saper dosare la propria energia interiore, seguendo le filosofie di matrice zen e buddhista e i precetti per cui il rapporto tra mente e corpo è imprescindibile e raggiungibile solo attraverso l’applicazione. L’insieme di queste tecniche di combattimento rende gli youxia assolutamente unici nel loro genere. Non di rado nel mondo dei wuxia queste tecniche sono racchiuse in manuali criptati, noti come miji, gelosamente custodite e protette dalle sette. E per quanto queste tecniche appartengano al mondo della fantasia, letteraria e cinematografica, esiste una corrente di pensiero secondo cui tutto questo è stato realmente possibile nel passato ma si sia perso oggi parallelamente ad una perdita della cura del proprio corpo e della propria mente.

 

Di sicura fantasia è un altro aspetto peculiare dei wuxia, presente in parte anche ne La tigre e il dragone, ossia l’universo Jiang Hu, che letteralmente significa “fiumi e laghi”.

 

Si tratta di un universo parallelo dei wuxia in cui esistono villaggi interi costituiti da sette e scuole di arti marziali. All'interno di questi villaggi piuttosto piccoli - dove vivono il maestro e i suoi discepoli, ma anche ricchi e mendicanti, artigiani e mercanti, sacerdoti e guaritori - vigono leggi di onore e fedeltà alla propria scuola.

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La tigre e il dragone, ambientato principalmente nell'enorme Pechino, mostra il Jiang Hu costituito dalla scuola di Wudang, la cui nascita è da attribuirsi a Zhang San Feng (figura leggendario-storica di un monaco taoista esperto di arti marziali) sul monte Wudangshan, e dal villaggio di Wuhan in cui vivono Shu Lien (Michelle Yeoh) e Li Mu Bai, in cui appaiono evidenti gli archetipi del Jiang Hu. In parte proprio grazie alla pellicola di Ang Lee l'antica provincia del Wudang, nello Hubei, ha vissuto un momento di grande successo turistico: curiosi e appassionati di paesaggi naturali fatati si sono dedicati a visitare le location del film. Ma se le caratteristiche dello youxia, nonostante alcune eccezioni, e l’universo del Jiang Hu rispettano la tradizione, la struttura del film di Ang Lee è stata apprezzata più in Occidente che in Cina: La tigre e il dragone segue solo in parte i canoni tradizionali dei wuxia apportando delle innovazioni non gradite al pubblico orientale.

 

Lo stesso Zhang Yimou, regista di pellicole come Hero e La foresta dei pugnali volanti, ha criticato il tentativo di fare un film che potesse piacere agli stranieri.

 

Ang Lee, taiwanese di nascita, tuttavia ha il merito di aver introdotto nel mondo occidentale alcuni canoni di un genere prettamente cinese come il wuxia, permettendo al pubblico di comprendere meglio altri film di genere più fedeli alla tradizione.

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