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Altro che Fassbender: 3 polemiche femministe da appoggiare (veramente)

08/29/2017 10:54

Aurora Tamigio

Editoriale,

L'immagine delle donne, le idee, il lavoro, gli stipendi. A Hollywood e non solo.

Anche questa Festa della Donna 2017 ha la sua polemica: Michael Fassbender e le mimose. Facciamo un riassunto per chi non ne fosse al corrente. Eagle Pictures, casa di distribuzione che accompagna l'uscita in sala de La luce sugli oceani, film che ha per protagonisti Alicia Vikander e Michael Fassbender, ha diffuso un'immagine promozionale in cui l'attore di Shame e Hunger troneggia a torso nudo, in posa ammiccante, ricoperto da mimose. Il manifesto invita a trascorrere l'8 marzo (giorno in cui tra l'altro ricorre l'appuntamento del Cinema2Day) in sua cinematografica compagnia.


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Subito il web si è infiammato e, tra chi considera questa immagine promozionale un oltraggio alla sacralità della Festa della Donna e chi ne critica l'attinenza, ce ne è per tutti. Piacerebbe davvero alle donne che i problemi da affrontare ogni giorno fossero se Michael Fassbender nudo aiuti o meno a celebrare l'8 marzo, ma sfortunatamente le questioni legate ai diritti femminili sono ben altre. Anche nella scintillante Hollywood. E alcune attrici se ne sono fatte carico. Ecco quindi tre polemiche sollevate nel mondo del cinema, degne di essere prese in considerazione. Con tutto il rispetto per le mimose di Fassbender.


bCome ti vesti/b


Per promuovere {a href='


http://www.silenzioinsala.com/3938/la-bella-e-la-bestia/scheda-film'}La Bella e la Bestia{/a}, film che la vede protagonista, Emma Watson ha posato per {a href='https://www.instagram.com/p/BREIp12gHjk/?taken-by=vanityfair'}Vanity Fair{/a} con un outfit sensuale, che le lascia scoperto il seno. L'attrice di Harry Potter, Ambasciatrice di buona volontà delle Nazioni Unite, nel 2014 si era pronunciata in un accorato discorso sui diritti delle donne lanciando la campagna He for She, che invitava anche gli uomini a battersi per uguali diritti. L'abbigliamento dell'attrice su Vanity Fair non è piaciuto alle più estremiste, come la conduttrice radiofonica britannica Julia Hartley-Brewer, che l'ha accusata di ipocrisia. Emma, combattiva, ha subito replicato: «Stanno dicendo che non posso essere femminista e avere le tette: femminismo significa dare una scelta alle donne, non è un bastone con cui battere altre donne».


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Ancora la questione abbigliamento è stata al centro della campagna 2015 #Askhermore (Chiedile di più) lanciata dal Premio Oscar Reese Witherspoon. L'attrice polemizzava contro le domande dei giornalisti mondani, sempre incentrate sul look. «Siamo più del nostro vestito» aveva dichiarato la Whiterspoon «Gli abiti sono fantastici e amiamo gli stilisti che li realizzano, ma vogliamo parlare anche del nostro lavoro e della felicità che proviamo nello stare qui».


bCosa pensi/b


In tema di abiti, è recentissima la vicenda dell'outfit di Charlize Theron, censurato dalla televisione iraniana durante la cerimonia degli Oscar 2017. Ma ci sono altre questioni che riguardano l'Iran, meno note e più interessanti. Come quella che riguarda l'attrice Taraneh Alidoosti e il suo tatuaggio.


In conferenza stampa per promuovere Il Cliente di Asghar Farhadi, di cui Taraneh è protagonista, l'attrice si è allungata a prendere il microfono e dalla manica della sua camicia è apparso un tatuaggio raffigurante un simbolo di genere. In patria le si sono abbattute contro le ire dei conservatori, tra i quali una donna, la vicepresidente del Consiglio sociale e culturale delle donne della Repubblica Islamica, che ha giudicato il femminismo un'idea pericolosa, nemica dei valori della famiglia. «Sono femminista, è vero, ma questo non vuol dire essere contro gli uomini o la famiglia» ha dichiarato Taraneh «Femminismo significa che ogni essere umano, al di là del genere, ha il diritto a scegliere la vita che vuole».


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Il rapporto tra l'Iran e le sue attrici più celebri non è sempre idilliaco. Golshifteh Farahani, diva internazionale, recentemente vista in Paterson, da alcuni anni è esiliata dalla patria natale a causa di alcune sue foto e di ruoli cinematografici "scandalosi". Recentemente Golshifteh ha affermato: «Non sono benvenuta in Iran, anche se non ho mai fatto nulla di politico. È che sono una donna. Se sei una donna tutto si trasforma in qualcosa d'altro».


bQuanto guadagni/b


Una delle prime attrici a sollevare la questione stipendi a Hollywood è stata Jennifer Lawrence. Il Premio Oscar 2013, una delle dive più pagate del momento, ha dichiarato di aver scoperto, dopo la fuga di notizie che ha riguardato la Sony Pictures, che i suoi colleghi Bradley Cooper e Christian Bale sul set di American Hustle sono stati pagati di più. Il motivo, secondo la Lawrence, è che i suoi colleghi uomini sono stati in grado di condurre una contrattazione migliore e di ottenere compensi più alti. «Non volevo apparire capricciosa» ha detto l'attrice «Ma vedo che i miei colleghi uomini non se ne sono preoccupati». Lo stesso Bradley Cooper è intervenuto a sostegno della causa di Jennifer Lawrence e di altre attrici come lei.


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Il caso più eclatante, tuttavia, lo ha sollevato nel 2016 Robin Wright. L'attrice ha dichiarato che per il ruolo di Frank Underwood in House of Cards il suo collega Kevin Spacey è stato pagato molto più di lei. Ma Robin Wright non ha solo sollevato la questione. In una conferenza della Rockefeller Foundation l'attrice ha esplicitamente domandato di essere retribuita come Spacey, motivando lucidamente la richiesta: «Di solito le attrici sono pagate meno perchè ci sono pochissimi film o serie tv dove il protagonista maschile e femminile hanno stessa importanza. In House of Cards, però, questo succede».


E le cifre non sono bazzecole, se si pensa che lo scarto di guadagno tra Kevin Spacey e Robin Wright è di 80 mila euro a stagione. «Ho visto le statistiche della serie e ho notato che a tratti il personaggio di Claire risulta addirittura più popolare di Frank» ha aggiunto Robin Wright. Qualcuno ha il coraggio di contraddire la First Lady?


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