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Il meglio e il peggio del 2017 secondo Silenzio in Sala: la classifica di Davide

01/06/2018 06:13

Davide Tecce

Top e Flop,

Film spettacolari, delusioni, rivelazioni, film che ci hanno fatto arrabbiare: il 2017 cinematografico secondo la nostra redazione

Il 2017 ha rappresentato per il sottoscritto un’annata cinematografica decisamente spiazzante. Titoli che attendevo con ansia si sono rivelati una sonora delusione; al contrario alcune opere che non tenevo in grande considerazione hanno mostrato un’inaspettata capacità di coinvolgermi ed entusiasmarmi. È stato divertente stilare la classifica delle migliori e peggiori visioni avvenute in sala nei dodici mesi appena trascorsi. Ecco il risultato, del tutto personale e opinabile!


bI migliori del 2017/b


3 – Dunkirk


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Un’esperienza cinematografica a 360°, capace di avvolgere lo spettatore nelle spire di una narrazione tanto ben congegnata dal punto di vista strutturale quanto splendidamente confezionata sul piano audiovisivo.


Rievocando uno degli episodi più mitizzati e dibattuti del secondo conflitto mondiale, la pellicola di Christopher Nolan travalica i ristretti confini del genere bellico per consegnare un ritratto a tinte forti dell’implacabile scorrere del tempo e dell’ambiguità delle passioni umane. Un’opera non priva di difetti ma indubbiamente vigorosa, coinvolgente, dall’incredibile impatto epidermico.


2 - La tartaruga rossa


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Abituati come siamo a sederci in sala per assistere a spettacoli pirotecnici e fragorosi, può risultare piuttosto insolito e straniante trovarsi dinnanzi a un film d’animazione ambientato su un’isola deserta, praticamente privo di dialoghi, in cui gli unici suoni sono quelli della natura, gli unici personaggi un naufrago e la fauna che popola un fazzoletto di terra disperso nell’oceano.


Ma anche in questo risiede l’intrinseca bellezza e importanza de La tartaruga rossa: grazie infatti alla sapiente cesellatura dei silenzi, dei tempi e degli spazi che scandiscono la vicenda narrata su schermo, il regista/sceneggiatore Michael Dudok de Wit realizza un autentico poema visivo, solo apparentemente minimalista, in grado di ritrarre con sorprendente vivacità le mille sfumature del mondo e della condizione umana. Una perla rara, una bellissima riflessione sulla vita e sulla morte che conquista e sorprende, commuove e innamora.


1 - Gatta Cenerentola


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In testa alla mia personale classifica, Gatta Cenerentola non è soltanto il miglior film che abbia ammirato al cinema nel 2017 (l'ho visto due volte!), ma in generale una delle più riuscite e importanti produzioni italiane degli ultimi decenni. Diretta dal brillante quartetto artistico di Rak, Cappiello, Guarnieri e Sansone, si caratterizza per una coerente e poderosa visione autoriale, in grado di sposare tradizione e modernità, fiaba e distopia, violenza e humour, riflessione sociale e introspezione psicologica.


Attinge disinvoltamente a un’eterogenea molteplicità di influenze visive e sonore, ma al tempo stesso le rielabora secondo un gusto e una visceralità del tutto peculiari. Gatta Cenerentola offre uno spettacolo maturo e ammaliante, finalmente in grado di svincolare il cinema nostrano dalla posizione di subalternità rispetto ai colossi dell’animazione internazionale e di rivendicare, con coraggio ed orgoglio, il ruolo centrale del Bel Paese.


bI peggiori del 2017/b


3 - Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi


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Dopo un VII capitolo certo non eccelso, ma complessivamente robusto e promettente, Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi accelera a tavoletta sulla via del cambiamento col rischio tuttavia di smarrire lungo il tragitto molti (troppi) aspetti importanti della propria eredità. Se da un lato, infatti, risulta lampante l’intenzione di liberare la saga dal fardello di un’aura mitologica diventa col tempo sempre più onerosa e dunque scomoda da gestire, dall’altro lato la soluzione proposta su schermo appare quantomeno discutibile.


Più irritante che irriverente, il film di Rian Johnson fallisce clamorosamente nel tentativo di offrire un intrattenimento che unisca vecchie e nuove generazioni di fan. Ciò che più di tutto ferisce, al di là della spiacevole mancanza di spessore dei personaggi, della disturbante deviazione verso l’ironia più demenziale, della presenza di numerosi dialoghi e sequenze a dir poco ingiustificabili, è l’irriguardoso trattamento riservato al nome più significativo nell’odierno panorama cinematografico mainstream.


2 - Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar


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Ammetto di non essere mai stato un grande estimatore della saga prodotta da Jerry Bruckheimer, della quale considero realmente apprezzabile solo il primo, simpatico capitolo. Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar tenta di riportare a galla un franchise che sembrava essersi inabissato tra i flutti dell’oblio (forse non a torto), ma il tentativo è maldestro e giunge fuori tempo massimo.


Nonostante il ripescaggio dei personaggi più amati dei precedenti capitoli, il risulta a conti fatti scontato, noioso e privo di mordente. Nemmeno Johnny Depp, insostituibile interprete dell’amatissimo Jack Sparrow, riesce a evitare l’impressione di trovarsi dinnanzi a una macchietta ormai svuotata di qualsiasi personalità e significato, facendo così perdere alla serie il suo unico vero centro propulsore.


1 - Song to song


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Non c’è dubbio che Terrence Malick abbia diretto film splendidi. Ma se il passato di questo regista appare caratterizzato dalla presenza di poche, meravigliose opere, la scena odierna racconta una storia ben diversa, fatta di numerosi titoli dalla qualità via via declinante. Song to song rappresenta purtroppo il punto più basso di tale parabola cinematografica: l’ultimo film dell’osannato regista statunitense non è soltanto il film meno riuscito nel quale mi sia imbattuto quest’anno, ma in generale uno dei lungometraggi peggiori tra quelli di mia conoscenza.


Malgrado infatti l’ottimo cast e un’estetica registica che continua ad apparire per certi versi affascinante, Song to song è un’opera terribilmente vacua e presuntuosa, un estenuante video-clip in cui immagini e voci si affastellano l’una sull’altra senza alcun barlume di significato. Dove un tempo sorgeva una poetica autoriale, oggi rimane un delirio audiovisivo.


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