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She's Gotta Have It, la recensione della Stagione 1

03/09/2020 11:00

Samantha Ruboni

Recensione Serie TV,

She's Gotta Have It, la recensione della Stagione 1

Serie originale Netflix, scritta, diretta e prodotta da Spike Lee, She's gotta have it è tratta dal suo film d'esordio del 1986, Lola Darling...

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Serie originale Netflix, scritta, diretta e prodotta da Spike Lee, She's gotta have it è tratta dal suo film d'esordio del 1986, Lola Darling. Cambiando il nome della protagonista da Lola a Nola, e portandola ai nostri giorni, nel quartiere di Fort Greene di Brooklyn (quartiere dove lo stesso regista abita e vive), She's gotta have it attualizza e porta nel contemporaneo la storia di una ragazza libera ed emancipata, che non ha paura di vivere come le pare. Artista impegnata anche socialmente, Nola si troverà a portare avanti le tematiche di parità dei sessi, della blackness e della gentrificazione: è il ritratto di una donna contemporanea, forte e combattiva, ma anche fragile e piena vita.


Freak


Nola vive a Brooklyn, per l'esattezza nel quartiere di Fort Greene, caratterizzato dalle sue abitazioni di mattoni rossi. È una donna sicura, emancipata. Vive senza freni e limiti ogni aspetto della sua esistenza, includa la sessualità, concepita in maniera serena e libertina. Fin dal principio ci spiega che se vogliamo avere a che fare con lei, lo dobbiamo fare secondo le sue regole e con il suo modo di fare. Dal suo letto - altare, dove solo pochi eletti possono entrare, ci narra la sua storia.


Ha 3 amanti, ognuno dei quali incarna una caratteristica ricercata dalle donne negli uomini. Il primo che conosciamo è Jamie Overstreet, consulente finanziario, sposato, che crede nell''anima gemella, e rappresenta il romantico, la parte matura e protettiva; il secondo è Mars Blackman, solare e pieno di vita, più giovane rispetto a Nola, divertente e spensierato; il terzo amante è Greed Child, fotomodello libertino e narcisista, la sperimentazione e il piacere puro.


Per queste sue scelte di vita, Nola viene denominata, a volte anche dai suoi stessi amanti, freak (stramba), in maniera ingiusta e controversa. Ed è proprio da qui che inizia la narrazione, dalla volontà di Nola di spiegare come non lei non sia stramba, ma semplicemente una che vive la sua vita. Tutta la serie è il tentativo di Nola di raccontare le sue battaglie e la sua affermazione.


My name isn't


A partire da episodi che attaccano la sua libertà, Nola inizia un nuovo progetto artistico: la serie My name isn't. Si tratta di una produzione street art, che Nola crea partendo dal cat call che sperimenta tutti i giorni semplicemente passeggiando per strada; ma ciò che fa scattare la scintilla creativa è il trauma di un'aggressione subita per strada una tranquilla serata dopo essere stata da una sua amica. Contro lo stereotipo e la visione della donna oggetto, Nola realizza la sua opera utilizzando le foto delle donne del suo quartiere: My name isn't è un progetto potentissimo, attualizzabile anche nella vita reale. Semplice ed efficace, diverrà una parte importantissima della vita di Nola e un piccolo cult che rende la serie di Spike Lee immediatamente riconoscibile.


Fort Greene


Come sempre nella cinematografia di Spike Lee, anche stavolta il quartiere è un vero e proprio personaggio. Fort Greene a Brooklyn è stato nella storia uno dei quartieri black per eccellenza, con i caratteristici “brown stones”, le case di mattoni rossi con la caratteristica scalinata (visti in milioni di film!). La serie ritrae,, però un periodo di cambiamento per il quartiere. Sempre più gettonato dai nuovi hipster della città, che si spostano a causa degli affitti più bassi, Fort Greene attraversa un momento di forte gentrificazione, che sta cambiando per sempre il suo modo di vivere.


Sempre più locali di tendenza sorgono attorno ai negozi storici, che chiudono a causa dei prezzi che man mano divengono troppo elevati. E il cambiamento coinvolge anche le vite dei protagonisti della serie, che vedono il loro mondo trasformarsi intorno a loro.


Da un’idea di Spike


Lola Darling è il film d'esordio di Spike Lee. Girato nel 1986, è stato presentato alla Quinzane des Realizateurs al 39esimo Festival di Cannes, vincendo il “Prix de la Jeunesse”. Il titolo originale, che è anche quello mantenuto dalla serie tv, She's gotta have it, all'epoca fece storcere il naso ai critici americani, dal momento che non si tratta di corretto americano, ma di slang di Brooklyn. Quando questa caratteristica linguistica divenne una cifra importante dello stile di Spike Lee, nessuno ci pensò più a lamentarsi.


Ispirato da Toro Scatenato di Martin Scorsese, Lee decise di girare il film in bianco e nero, ispirandosi anche a film come Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard e Stranger Than Paradise di Jim Jarmush. Per la peculiarità dei personaggi che si rivolgono direttamente in camera per dire la loro su Nola, Lee si rifà a Rushamore di Akira Kurosawa, film che viene citato sia nel film che nella serie tv. Film e serie tv sono praticamente identici, soprattutto se andiamo ad analizzare l'inizio della pellicola e il primo episodio dello show.


Fin dall'intro iniziale, troviamo la stessa scritta che definisce il titolo e lo stesso motivetto che ci accompagna nella vita di Nola. Nel film vediamo foto del quartiere di Fort Greene, che ci permettono di entrare nel vissuto da Nola. Nell'intro della serie troviamo lo stesso tema musicale e le stesse foto, che però si vanno a mixare insieme a immagini del quartiere attuale a colori, che contrastano con il bianco e nero originale. Anche l'inizio è lo stesso: entrambe le protagoniste, dal loro letto “altare”, escono dalle lenzuola, guardano dritte in camera e ci parlano di loro. Anche la presentazione dei personaggi è la stessa: i tre amanti di Nola vengono presentati uno a uno - con nome e cognome e una sovrimpressione - e parlano direttamente in camera, dicendoci ciò che pensano di Nola. Perfino i dialoghi, in alcuni punti, sono identici. L'aspetto più erotico, che all'epoca di Lola Darling fece tremare la censura, qui nella serie tv piò essere trattato anni dopo in maniera più libera, più contemporanea e senza filtri.


Ma c’è una grande, profonda differenza tra film e serie. Lola Darling è incentrato sulle varie relazioni di Nola, She's gotta have it analizza la sua figura, la sua vita; ci sono sì le relazioni, ma non sono più il centro della sua storia. È in questo senso che la serie tv risulta più attuale: prende una storia che può essere ricollocata in qualsiasi epoca, ma la rendendola vera e autentica.


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