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Horror per il Natale in lockdown: da Zombi a Essi Vivono, due film per ricordarsi cosa è importante (davvero)

18/12/2020 22:30

Marco Filipazzi

Speciale Natale, Film Horror, John Carpenter, George A Romero,

Horror per il Natale in lockdown: da Zombi a Essi Vivono, due film per ricordarsi cosa è importante (davvero) durante le Feste

I film del Natale 2020? Niente di più adatto, quest'anno, di Zombi di Romero e Essi vivono di Carpenter, per riflettere su cosa è davvero importante

 

 

 

I film del Natale 2020? Niente di più adatto, quest'anno, di Zombi di Romero e Essi vivono di Carpenter, per riflettere su cosa è davvero importante

 

 

Se cercate uno Speciale Natale che vi consigli visioni serene a base di neve, regali e renne, avete sbagliato articolo. Quest’anno di essere teneri e coccolosi non abbiamo voglia: piuttosto, proviamo a dire qualcosa che faccia riflettere tutti sul significato del Natale 2020.

Partiamo dal presupposto che l’arte è cultura e il cinema, definito Settima Arte è cultura anch’esso. Ma cultura che cosa vuol dire? Tra le molte cose, avere una sensibilità tale da riuscire a cogliere significati e suggestioni di un’opera d’arte. Come i sottotesti di un film, ad esempio. Essendo l’arte un bene per tutti, questi messaggi si possono cogliere ovunque, persino in innocui cartoni animati per bambini.

Prendiamo Alien Xmas, da poco sbarcato su Netflix, che racconta di una razza aliena cleptomane che decide di rubare tutti gli oggetti che ci sono sul nostro pianeta la Vigilia di Natale. Una metafora pura e semplice: gli alieni, privi di sentimenti e incapaci di provare emozioni, vivono le loro grigie esistenze accecati dall’avidità e dall’accumulo seriale senza limiti. Il film, ovviamente, non si fa mancare il solito racconto della magia del Natale, con tutti i suoi sentimentalismi, ma il fulcro resta la critica al consumismo imperante nella nostra società. L’importante è che tu faccia girare l’economia, che consumi, compri e spendi in un circolo vizioso sempre più soffocante.

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E la cultura? Un bene non essenziale, superfluo e sacrificabile, come ci è stato ampiamente dimostrato nell’ultimo anno: al momento della riapertura post lockdown i cinema, i teatri e i musei sono stati tra le ultime categorie ad avere il via libera (era il 15 giugno, per l’esattezza), un mese dopo negozi/bar/ristoranti (18 maggio). Il motivo? La risposta l’aveva già fornita George A. Romero nel 1978 con Zombi.

 

40 anni e non sentirli. Oltre a essere uno dei capisaldi del genere horror, Zombi è uno di quei film che più invecchia, più diventa attuale, al punto da risultare più tagliente oggi che ieri.

 

Ha talmente tanti sottostesti e stratificazioni che non basterebbe un libro per sviscerarli tutte: sappiate che era talmente in anticipo sui tempi, che nel 1978 aveva già combattuto e vinto tutte le battaglie che la moderna Hollywood sta portando avanti. C’è un protagonista nero e al film collaborano attori e maestranze appartenenti a varie etnie; c’è una donna (tra l’altro, incinta) che riesce ad emanciparsi e diventare forte quanto e addirittura di più dei suoi colleghi maschi. E c’è la metafora sociale.

Gli zombi ciondolano istintivamente verso un centro commerciale (un concetto talmente poco radicato nell’Italia degli anni Settanta che il direttore del doppiaggio sentì la necessità di spiegare cosa fosse inserendo la battura voice over che «è uno di quei grandi complessi di negozi e supermercati»).

 

«Ma perchè ritornano in un grande magazzino?» chiede Jane, nel film. «Deve essere l’istinto», risponde Stephen. «Il ricordo di quello che erano abituati a fare. Questo per loro era un posto importante quando erano vivi». Una delle battute più agghiaccianti e profetiche del cinema tutto. In un secco dialogo è racchiuso non solo il significato del film, ma quello della nostra società moderna, tanto nel 1978 quanto nel 2020.

In fondo, cosa abbiamo fatto a maggio, allo scadere del primo lockdown e alla riapertura dei centri commerciali? Abbiamo ciondolato come gli zombi di Romero verso di essi. Anche se, a onor del vero (e complice la bella stagione) non sono stati presi d’assalto come questo Natale.

 

Da ottobre a oggi, con l’inasprirsi delle norme sul secondo lockdown, sono stati nuovamente chiusi cinema e teatri (26 ottobre) e musei (2 novembre) quando nei quattro mesi di apertura è stato dimostrato un solo caso di contagio. Un solo caso, in tutti i cinema e teatri d’Italia, in quattro mesi. Le chiese, che adottano i medesimi sistemi di sicurezza e distanziamento, sono ancora aperte. A parte una protesta dei lavoratori del mondo dello spettacolo, silenzio.

 

A novembre, con il Black Friday e la riapertura in vista del Natale, di nuovo negozi e esercizi commerciali sono stati presi d’assalto. Niente grande schermo, però. Addio al pomeriggio al cinema durante le feste (vi era già venuta l’acquolina per Freaks Out e Diabolik, vero?), ma i negozi restano aperti perché si devono comprare i regali di Natale. A qualsiasi costo.

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Nel pieno degli anni ’80, in piena epoca Reagan, mentre il sogno americano sembra fiorire come non mai, John Carpenter (uno che non ci è mai andato per il sottile con le metafore) adatta e dirige Essi Vivono. Protagonista è il wrestler Roddy Piper, che interpreta un uomo semplice, proletario se vogliamo, che per caso si imbatte in un paio di occhiali da sole dalle lenti speciali, che gli permettono di vedere oltre il velo dell’apparenza delle cose. Scopre così che il nostro mondo è sotto il dominio di una razza aliena che ci comanda a suon di messaggi subliminali come obbedisci, consuma, sposati e riproduciti. C’è una scena in cui un edicolante sventola una mazzetta di banconote che, in realtà, altro non sono che pezzi di carta con impressa la scritta Questo è il tuo Dio.

Insomma, Essi Vivono è il fuck di Carpenter al capitalismo imperante nella società americana, a quel momento di prosperità e benessere che sa che non potrà durare in eterno, ai colletti bianchi di Wall Street che giocano in borsa con i soldi degli altri. Una scheggia impazzita che si scaglia con violenza contro il consumismo.

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Ma Carpenter è solo un altro Don Chisciotte che combatte i mulini a vento. È il 1988 e il film si rivela un mezzo flop. Oggi sono passati 32 anni, John Carpenter non porta un film sul grande schermo dal 2010 ed Essi Vivono è stato ampiamente rivalutato come uno dei suoi capolavori. Oltre al fatto che la sua previsione di una società basata su un consumismo mai sazio è diventata realtà.

Possiamo uscire (anzi, in qualche siamo spronati ad uscire) per andare nei negozi, per fare lo shopping natalizio e per far “respirare” la nostra economia. Ma non possiamo andare in sala e goderci un film o in un teatro a gustarci una commedia o a perderci tra i corridoi di un museo.

 

Perciò, quest’anno, facciamoci un favore: invece che in un grande magazzino, stiamo a casa a guardare un vecchio film. Magari un horror tra quelli citati. Non saranno film pieni di spirito natalizio, ma contengono più verità di un telegiornale


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