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Fitzcarraldo (1982): la recensione del film di Werner Herzog, una delle storie produttive più caotiche e affa

20/03/2021 14:00

Aurora Tamigio

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Fitzcarraldo (1982): la recensione del film di Werner Herzog, una delle storie produttive più caotiche e affascinanti della storia del cinema

Fitzcarraldo è passato alla storia per la disastrosa e sfortunata produzione

Una delle storie produttive più caotiche e affascinanti della storia del cinema è Fitzcarraldo di Werner Herzog. Di questo film, Herzog ha detto: «Se abbandonassi questo progetto sarei un uomo senza sogni, e non voglio vivere in quel modo. Vivo o muoio con questo progetto». E Fitzcarraldo è una storia che parla di sogni. La lunga e travagliata produzione dura, in totale, tre anni, dal 1979-1981. Anche solo leggendo il copione, senza sapere tutto quello che sarebbe venuto dopo, il progetto del regista tedesco appare quanto di più folle esista.

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Il film è ambientato agli inizi del XX secolo nell’Amazzonia peruviana. Il protagonista Fitzcarraldo, ispirato a un barone del caucciù, realmente esistito, vuole costruire un teatro lirico in mezzo alla giungla e farci cantare Enrico Caruso.

Già nel 1979, il set di Fitzcarraldo si apre all’insegna dei disastri. Le riprese si svolgono nel cuore della foresta peruviana, lungo il Rio delle Amazzoni, nella regione di Iquitos, dove le condizioni climatiche sono estreme e le popolazioni indigene (giustamente) maldisposte: nel novembre 1979 la tribù Aguaruna assalta l’accampamento della troupe e mette in fuga la crew.

 

Nel gennaio 1981 si ricomincia a girare ma sfortuna vuole che Jason Robards, originariamente scelto da Herzog come protagonista, si ammali e debba tornare negli USA. Subito Herzog cerca un sostituto, che trova in Mick Jagger, ma il cantante degli Stones abbandona il progetto – pare – per l’iniziare di un tour. La scelta del protagonista, infine, cade su Klaus Kinski.

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Herzog e Kinski si conoscono da molti anni, sin da ragazzi, e collaborano dagli anni Settanta. Il loro rapporto personale e professionale/cinematografico, quindi, è molto stretto e anche molto complicato.

 

La leggenda narra di scontri continui sul set. Si dice che gli indigeni, a un certo punto, si siano persino offerti volontari per uccidere l'insopportabile attore protagonista; anche se l’apice - pare - si sia raggiunto con Herzog che, dopo l’ennesima sfuriata, minaccia Kinski con un fucile: da lì sembra che il regista abbia sempre tenuto con sè, sul set, un’arma carica.

Oggi sappiamo che Klaus Kinski soffriva di schizofrenia e che era stato ospite di una clinica psichiatrica; sua figlia Pola, inoltre, lo ha accusato di abusi sessuali perpetrati per tutta la sua infanzia e adolescenza. Impossibile, quindi, ridurre il suo profilo a un qualsiasi ritratto di genio e sregolatezza. Meglio limitarsi a pensare a lui nella sequenza simbolo di Fitzcarraldo: quella in cui il protagonista, sulla nave, fa riecheggiare dal suo grammofono la voce di Caruso per tutta la foresta amazzonica. Le parole del critico Roger Ebert completano questa immagine: «Kinski fu una scelta migliore rispetto a Robards per la stessa ragione per cui una vera barca è meglio di un modellino: Robards avrebbe interpretato un pazzo, vedere Kinski recitare significa incontrare la sua rabbia e i suoi demoni».

Un’ultima annotazione merita la sequenza della nave, particolarmente adatta a descrivere e riassumere l’ossessione di Werner Herzog. Il regista tedesco, noto per essere contrario nei suoi film all’utilizzo di stuntmen e modellini, in Fitzcarraldo supera ogni limite: per la scena in cui la nave risale la collina, decide di fare a meno di qualsiasi effetto speciale e fa costruire una vera imbarcazione di più di 300 tonnellate, che viene spinta fisicamente a braccia dagli indigeni. Inutili le proteste della produzione, non è servita alcuna ragione di sicurezza e budget per fare desistere Herzog dal raggiungere la sua “verità”.

Fitzcarraldo è il film protagonista del quarto episodio di Le Parti Noiose Tagliate, il podcast di Silenzioinsala.com che racconta storie di cinema. Per ascoltarlo clicca qui sotto, oppure cerca LPNT sulle principali piattaforme (incluso Spotify).

E nel nome di questa verità, il regista è pronto a scontrarsi con un set costellato di incidenti, abbandoni, denunce per maltrattamento (soprattutto da parte di cast e crew indigeni, a cui sono riservati i lavori più pericolosi) e crimini ambientali (il disboscamento senza troppi scrupoli delle zone della foresta che facevano da set). Inoltre, per portare a termine il film, Herzog mette quattro milioni di dollari di tasca sua.

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Alla fine, più che per il premio alla Migliore Regia al Festival di Cannes nel 1982, un piccolo riconoscimento in confronto alle peripezie di Herzog, Fitzcarraldo è passato alla storia per la disastrosa e sfortunata produzione. L’appassionante e tormentata genesi del film è documentata nelle pagine del diario del regista tedesco, La Conquista dell’Inutile (Mondadori, 2007), che segue la realizzazione del film giorno per giorno. Qui si trova la frase che meglio di tutte riassume l’impresa di Fitzcarraldo, una frase di Sweeny Fitzgerald: «Chi sogna può muovere le montagne»


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Genere: drammatico, biografico

Paese, Anno: Germania, 1982

Regia: Werner Herzog

Sceneggiatura: Werner Herzog

Fotografia: Thomas Mauch

Montaggio: Beate Mainka-Jellinghaus

Interpreti: Klaus Kinski, José Lewgoy, Miguel Ángel Fuentes, Paul Hittscher, Huerequeque Enrique Bohorquez, Claudia Cardinale, Peter Berling, David Pérez Espinosa, Grande Otelo, Milton Nascimento, Ruy Polanah

Musiche: Popol Vuh

Produzione: Werner Herzog Filmproduktion, Filmverlag Der Autoren, ZDF

Durata: 158 min


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Le parti noiose tagliate è un podcast di Silenzioinsala.com che racconta storie di cinema. Diceva Alfred Hitchcock: «Drama is life with the dull bits cut out», il cinema è la vita, con le parti noiose tagliate. Raccontiamo il cinema attraverso le storie che lo compongono. Per ascoltarlo clicca qui.


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