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Antonio Ligabue: chi è l'artista interpretato da Elio Germano in Volevo nascondermi

14/05/2021 10:17

Samantha Ruboni

Approfondimento Film, Cinema e Arte, Elio Germano, Giorgio Diritti, Antonio Ligabue,

Antonio Ligabue: chi è l'artista interpretato da Elio Germano in Volevo nascondermi

L'arte, la personalità e i tormenti del pittore naïf Antonio Ligabue, magistralmente interpretato da Elio Germano in Volevo Nascondermi di Giorgio Diritti

L'arte, la personalità e i tormenti del pittore naïf Antonio Ligabue, magistralmente interpretato da Elio Germano in Volevo Nascondermi di Giorgio Diritti

Nel 2020 il regista Giorgio Diritti realizza Volevo nascondermi, film biografico dedicato alla figura del pittore Antonio Ligabue. A interpretarlo è Elio Germano, che vince per questo ruolo l'Orso d'Argento al Festival del Cinema di Berlino e il David di Donatello come Migliore Attore. Il film di Diritti è la prima opera per il grande schermo dedicata a Ligabue dopo quattro documentari (1960, 1962, 2009, 2015) e dopo il celebre sceneggiato tv del 1977. Ma chi è Antonio Ligabue?

 

Chi è Antonio Ligabue, il pittore di Volevo nascondermi

Ligabue è stato un artista geniale e una personalità complessa. Denominato il «Van Gogh padano»,​​ per lo stile pittorico e per la psiche tormentata, è autore di dipinti affascinanti che nascono tra le difficoltà e dal dolore. Soprannominato El Matt e condannato per lunghi periodi della sua vita ai margini della società, la sua arte resta uno dei più riusciti esempi della pittura naïf: colori vibranti e raffigurazioni di animali in pose difficili o nell’atto di attaccare rappresentano alcuni dei suoi tratti più riconoscibili.

Come per Vincent Van Gogh, anche a Ligabue l'espressione artistica faceva da valvola di sfogo: dava sollievo alle sue ansie, mitigava le ossessioni e riempiva la solitudine.

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La avventurosa e sfortunata vita di Antonio Ligabue

Antonio Ligabue nasce in Svizzera, a Zurigo, nel 1899. Non si conosce il nome del padre, così gli viene dato il cognome della madre, Costa. La donna, successivamente, sposa un certo Leccabue, il quale lo riconosce come figlio e gli dà il suo cognome, che verrà poi cambiato dall’artista stesso in Ligabue.

Fin dall’infanzia, Antonio manifesta un temperamento taciturno ed è soggetto a crisi nervose. Ha inoltre gravi malformazioni fisiche, che derivavano dalla carenza di nutrimento nei primi anni di vita - la madre lo aveva cresciuto in condizioni di reale povertà - e malattie come il rachitismo e il gozzo. Durante i suoi stati maniaco-depressivi, sfocia talvolta in atti di autolesionismo (si percuoteva con potenti pugni, le tempie e il naso) che gli valgono frequenti internamenti in vari manicomi. 

Cresce tra Svizzera e Italia, tra la sua famiglia naturale e quella adottiva, tra condizioni economiche incerte e imparando un confuso mix di italiano e tedesco che gli crea difficoltà di comunicazione in entrambi i Paesi. A partire dagli anni '20 vive a Gualtieri, vicino Reggio Emilia, dove si mantiene facendo il manovale o il bracciante.

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Sin da giovanissimo, però, il suo talento per il disegno è evidente a tutti: un'altra professione che inizia a svolgere, infatti, è quella di disegnatore dei cartelloni per le compagnie circensi e, forse, per un periodo, è possibile si sia messo lui stesso a seguito di un circo. Nasce qui la sua ossessione per le figure di tigri e leoni.

Il 1927 è l’anno della svolta: Ligabue viene "scoperto" dallo scultore e pittore Renato Marino Mazzacurati, che ne intuisce l’unicità e il talento e gli insegna le tecniche base della pittura. Bisognerà, però, aspettare il 1961 per un vero e proprio riconoscimento da parte del mondo dell'arte: è del '61 infatti la grande personale alla Galleria La Barcaccia di Roma, che lo rende noto al pubblico internazionale.

La malattia non lo abbandona mai lungo tutta la sua vita, ma dagli anni Sessanta il tracollo è velocissimo: nel 1962 Ligabue è colpito da una grave paresi eppure, nonostante questa condizione, non smette mai di dipingere fino alla morte, avvenuta nel 1965.

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L'arte e lo stile di Ligabue

Antonio Ligabue è considerato il fondatore del naïf italiano, anche se - in realtà - non ha mai fatto parte né di un movimento né di un gruppo artistico: lavora per tutta la vita fuori da canoni, manifesti e, in parte, fuori anche dalla società. 

La sua arte è caratterizzata da linee forti e nere; la sua sicura pennellata colora le tele di colori vibranti che, nei suoi soggetti più celebri, riproducono bestie feroci all'attacco. Nonostante i colori vivaci e allegri, quello che Ligabue ritrae è la violenza selvaggia dell'animale che sente urlare dentro di sé. 

 

Famosissimi, inoltre, sono i suoi autoritratti: nonostante l’inadeguatezza e la repulsione che provava per il suo aspetto, Ligabue si rappresenta con sincerità. Questi ritratti sono toccanti, caratterizzati da sguardi profondi e penetranti.

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La Natura è protagonista nelle opere di Ligabue. Anche nei quadri che raffigurano scene di vita contadina, gli esseri umani non sono quasi mai presenti. Gli esseri umani sono marginali, lontani, sconosciuti: figure di passaggio nel mondo e nella vita dell’artista.

L'arte di Antonio Ligabue nasce da una esigenza interiore: le sue opere sono realizzate di getto, senza disegno preparatorio, guidate solo dalla forza dell'immaginazione. I colori sono determinanti, talmente materici da fare sembrare i suoi dipinti dei bassorilievi cromatici.

Un'ultima curiosità: non tutti sanno che, oltre alle opere a olio e ai disegni, Ligabue è anche autore di sculture: per realizzarle utilizza l’argilla che si trova sul fondale del Po che, prima di modellare, mastica fino a rendere più malleabile. Le sculture non sono la produzione più conosciuta di Ligabue e, dal momento che l'artista non era solito cuocerle, la maggior parte di queste opere si sono perse nel tempo.


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