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Scene da un matrimonio (1973), la recensione di un capolavoro: l'uomo e la donna, secondo Ingmar Bergman

21/10/2021 13:00

Simone Rossi

Recensione Film, Film Cult, Film Romantico, Film Drammatico, Film Svezia, ingmar bergman, Liv Ullmann,

Scene da un matrimonio (1973), la recensione di un capolavoro: l'uomo e la donna, secondo Ingmar Bergman

La storia d'amore e tradimento di Marianne e Johan affonda la sua ragione d'essere in un confronto serrato di parole e pensieri.

Lo scandaglio dei sentimenti, la profonda riflessione interiore, il meccanismo intermittente del sogno e della veglia hanno spesso condotto Ingmar Bergman verso un'aderenza definitiva all'immagine e una rinuncia altrettanto rassegnata al suono, al rumore. Non solo nel confronto con l'immateriale e il non-corporeo (il silenzio di Dio), ma pure quando si è trattato di mettere a nudo un protagonista e così scandagliarlo (si pensi alla scelta di chiudersi in un assoluto mutismo di Elizabeth in Persona), il regista svedese ha trovato nel non-detto la via per una spiegazione. Il punto di partenza per un'indagine. Ecco, Scene da un matrimonio sovverte questa poetica per farsi verbosità senza controllo.

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La storia d'amore e tradimento di Marianne e Johan affonda la sua ragione d'essere in un confronto serrato di parole e pensieri.

Nato come un originale televisivo in sei episodi, e della durata di 50 minuti l'uno, Scene da un matrimonio venne poi riconvertito in un film di quasi tre ore. Ma pure al netto di questa operazione di rimaneggiamento, traspare la potenza di un racconto che ha bisogno di fluire incessante, senza apparenti recinzioni e dal quale lo stesso regista ammise in molte interviste di essere rimasto travolto.

 

«All'inizio pensavo solo a un'opera teatrale in cui un uomo se ne torna a casa dalla moglie e le dice di voler rompere il loro matrimonio per unirsi con un'altra donna. Più tardi, quando iniziai a scrivere, mi domandai come fossero andate le cose tra di loro prima e se veramente i loro rapporti erano stati così buoni come sostenevano. Senza che potessi accorgermene avevo scritto sei distinti dialoghi sull'amore, sul matrimonio e su altre cose».

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A reimmergersi nel dramma di questa coppia borghese degli anni Settanta - lui insegnante, lei consulente familiare, lui appena più che quarantenne, lei a metà dei trenta - si resta ipnotizzati dall'avanguardia del racconto, che proprio non patisce i suoi cinquant'anni di vita.

 

Un premio per la schiettezza della messa in scena che, in totale antitesi col titolo del secondo capitolo, L'arte di nascondere la spazzatura sotto il tappeto, non risparmia nulla alla coppia e allo spettatore. Sin da principio si dichiara, con le parole di Ibsen, la natura potenzialmente distruttiva della contesa: «Mi domando se esista qualcosa di più orribile di un marito e di una moglie che si odiano».

 

Bergman non aspetta molto a renderci partecipi della possibile destinazione ultima della sua storia, scansando l'intralcio della pietà e della scorciatoia.

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Eppure Scene da un matrimonio è una sinfonia a due sole voci, che possono contare esclusivamente sul proprio confronto e che per questo continua a disegnare un diario intimo che non smette di alimentarsi nonostante i suoi protagonisti scelgano (o subiscano la scelta) di non condividere più la stessa strada insieme.

 

Siamo all'interno di un universo-mondo che esclude fughe di sguardo: i mezzi espressivi sono ridotti al minimo; quasi azzerate le aperture verso l'esterno (praticamente tutto si svolge in interni); la mdp resta essenzialmente immobile; il centro del movimento è nei primi piani e nelle espressioni dei volti, nei lineamenti che cambiano, nei cenni e nelle smorfie, nello spaesamento degli occhi. Una storia che si muove orizzontalmente solo nella descrizione degli eventi, ma che sceglie invece la profondità quale dimensione reale del racconto.

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In questo senso Scene da un matrimonio è la negazione del pensiero con il quale il professor Isak Borg, all'alba de Il posto delle fragole, liquidava le relazioni umane: «I nostri rapporti con il prossimo si limitano, per la maggior parte, al pettegolezzo e a una sterile critica del suo comportamento». Moglie e marito continuano a produrre, l'uno nei confronti dell'altro, prima insieme, poi divisi, poi di nuovo – ma diversamente – insieme, la stessa fascinazione che prova il bambino mentre accarezza il volto di donna che riempe la scena d'apertura di Persona.

Bergman prende l'uomo e prende la donna. Racconta il suo modo di intendere il mondo e il modo di intenderlo dell'altra metà del cielo. Nel farlo usa pesi differenti, compie una scelta preesistente alla relazione di Marianne e Johan.

 

E sceglie deliberatamente di schierarsi: è la donna (qui una mastodontica Liv Ullmann) il polo positivo, la portatrice del messaggio: la solidarietà da contrapporre all'egoismo. E se il regista non è nuovo allo scandaglio dell'animo femminile né alla evidente osservazione ammirata della donna, ritrovarsi da spettatori – oggi – a vivere l'epopea cinematografica di Scene da un matrimonio ci trascina all'interno di un discorso che pare cogliere il nocciolo della questione mentre tutto, intorno a noi, affronta superficialmente l'attualità del conflitto e fatica a mettere realmente in gioco i consueti schemi sociali e sessuali.

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«Ho la sensazione che siamo all'inizio di una incredibile rivoluzione. Le donne hanno dato vita a un movimento che non va fermato», dichiarava Bergman in un'intervista alla fine degli anni Settanta.

 

A ben vedere la rivoluzione è oggi ancora lontana dal compiersi ed è un vero peccato doverlo ammettere. Si prova lo stesso sapore amaro racchiuso nelle parole finali che Marianne dedica alla sua storia con Johan: «Credi che viviamo in una totale confusione? Credi che dentro di noi si abbia paura perché non sappiamo dove aggrapparci? Credo che in fondo c'è il rimpianto di non aver amato nessuno e che nessuno mi abbia amato».

 

Siamo in presenza di una mezza bugia, di una esortazione a migliorarsi. L'uomo e la donna sono ancora lì, distesi nello stesso letto, pronti ad augurarsi “Buonanotte, amore”.

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Genere: drammatico, romantico

Paese, anno: Svezia, 1973

Regia: Ingmar Bergman

Sceneggiatura: Ingmar Bergman

Fotografia: Sven Nykvist

Montaggio: Siv Lundgren

Interpreti: Liv Ullmann, Erland Josephson, Bibi Andersson, Jan Malmsjö, Anita Wall, Rosanna Mariano, Lena Bergman, Gunnel Lindblom, Barbro Hiort af Ornäs, Bertil Nostrom, Wenche Foss

Musiche: Owe Svenson

Produzione: Cinematograph AB

Durata:155 min


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