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Gli Anelli del Potere: la serie Prime Video è un disastro o un successo?

25/11/2022 18:00

Matilde Migliosi

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Gli Anelli del Potere: la serie Prime Video è un disastro o un successo?

Gli Anelli del Potere ha diviso gli spettatori, fan di Tolkien e non solo. Ma, alla fine, è stata un flop o un successo?

Gli Anelli del Potere ha diviso gli spettatori, fan di Tolkien e non solo. Ma, alla fine, è stata un flop o un successo?

Conclusa la prima stagione della nuova serie tv targata Prime Video ispirata a Il Signore degli Anelli (in tutto le season saranno cinque), possiamo dire che Gli Anelli del Potere non intende essere un semplice prequel ma prende spunto dalle “Appendici” di Tolkien per impreziosire la gemma già brillante della saga di Lord of the Rings. Il prodotto non è passato inosservato, ancor prima del suo arrivo sulla piattaforma, dividendo il grande pubblico e sollevando i tolkieniani “puristi” (sono una grande fetta).

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Gli showrunner J. D. Payne e Patrick McKay hanno aggiunto alla narrazione il mito della nascita del Mithril e la trasformazione del Sud in Mordor. A stupire sono state anche le cifre produttive che hanno regalato a Gli Anelli del Potere il titolo di «serie più costosa della storia» (715 milioni di dollari solo per la prima stagione), superando largamente Il Trono di Spade, a cui la produzione si è ispirata.

 

Si parla, insomma, di un impianto produttivo da film kolossal, in particolare per le sorprendenti scenografie realizzate grazie ai meravigliosi paesaggi della Nuova Zelanda (che verranno abbandonati nella seconda stagione a favore della Gran Bretagna) e da una stupefacente e dispendiosa computer grafica.

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Una serie così discussa, ancor prima del suo lancio, ha dato luogo a un vero e proprio caso di review bombing già poche ore dopo l’uscita dei primi episodi. Di che cosa si tratta? Continuate a leggere e ve lo spieghiamo.

Gli Anelli del Potere e il review bombing

Con questo termine si intende un evento online in cui un elevato numero di persone pubblica diverse recensioni negative, cercando di attirare l’attenzione sulle presunte pecche, al fine di boicottare un prodotto audiovisivo, spesso per puri scopi politici o sociali, o di semplice profitto. Responsabile di questa operazione, nel caso di Gli Anelli del Potere, un’orda di fan inferociti che però...spesso ammette di non aver nemmeno visto o finito di vedere la serie, e che non intende farlo in futuro. Per contrastare l’onda anomala del review bombing lo staff di Prime Video è arrivato persino a disattivare temporaneamente la funzione dei commenti sulla propria piattaforma!

L'ira dei fan

Ma, nello specifico, cosa ha fatto arrabbiare tanto il pubblico di Gli Anelli del Potere? Le ire più feroci sono arrivate da coloro che lamentano la poca attinenza della serie con gli scritti originali di Tolkien; seguono le solite accuse di "politicamente corretto" che accompagnano le scelte di casting rispetto ad alcuni personaggi (i famosi hobbit black) e il background degli showrunner, lontano dal genere fantasy. 

 

Critiche che lasciano il tempo che trovano, dal momento che - a ben guardare - i veri problemi della serie sono altri: oltre al cast acerbo e poco convincente, ci sono almeno un paio di buchi narrativi e alcune ingenuità narrative da parte degli autori, forse proprio per la paura di correre rischi avventati. Fin qui, insomma, la serie sembrerebbe un disastro. Eppure, colpo di scena.

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Gli Anelli del Potere: flop o successo?

Parrot Analytics ha reso noto che la domanda di visione del pubblico americano in merito a Gli Anelli del Potere era 34,5 volte superiore alla domanda media di serie tv negli Stati Uniti; inoltre il feedback su IMDb ha toccato curiosamente entrambi gli estremi, andando da 1 a 10 stelle, con pochissime valutazioni intermedie

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Diverso è il discorso per Rotten Tomatoes, dove le valutazioni positive del pubblico si aggirano intorno al 30% mentre quelle dei critici arrivano all’85%, dimostrando che spesso questo generale giudizio sfavorevole non deriva da una mancanza oggettiva di merito, ma da considerazioni puramente soggettive. Ciò ci porta, di conseguenza, a una riflessione sull’inefficienza del gradimento degli spettatori su questi aggregatori di feedback: un limite dello spettatore medio di fronte a un adattamento di questa natura, infatti, è la mancanza di senso critico e strumenti di comprensione per capire i compromessi tecnici necessari nel passaggio da un medium all’altro. Come a dire: è quasi impossibile trasporre un'opera tratta dal Silmarillion senza intaccarne lo spirito!

 

Questo discorso acquista ancora più rilevanza se si tiene conto delle dichiarazioni degli showrunner che riconoscono questo progetto non come un semplice prequel, ma prendono spunto dalle Appendici di Tolkien con l'obiettivo di estendere questo mondo a più spettatori possibili, anche a chi è nuovo e impreparato alla complessità cronologica del filone letterario.

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Ciononostante, i commenti positivi del pubblico sono stati parecchi e ben superiori a quelli negativi: si riconosce alla serie la qualità delle scenografie, della CGI e della colonna sonora del veterano Howard Shore, capace di trasformare la leggenda degli anelli in musica. Di grande valore è anche la cura dei dettagli, particolarmente la ricostruzione degli oggetti metallici, che culmina con la maestosità visiva dei Tre Anelli e del loro processo produttivo.

 

Inoltre, la linearità della trama permette, nella sua semplicità, di trovare un equilibrio all’interno della storia, capace di chiudere perfettamente le linee della narrazione in sintonia con i fan.

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Per finire, al netto di tutte le considerazioni, il lavoro di J. D. Payne e Patrick McKay può ritenersi un successo, a tratti traballante ma pur sempre un successo; e infatti è già in moto la seconda stagione, attesa da molti, ancora agitati per le sorti dell’eredità filmica di Peter Jackson.

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