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La caccia (2023), la recensione del film di Marco Bocci con Laura Chiatti: la vita è una giungla

12/05/2023 13:00

Costanza Carla Iannacone

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La caccia (2023), la recensione del film di Marco Bocci con Laura Chiatti: la vita è una giungla

4 fratelli sono protagonisti del nuovo film di Marco Bocci, La caccia, con Laura Chiatti e Filippo Nigro.

Le favole non sono tutte uguali. Esistono favole buone e favole cattive, favole bianche e favole nere. La caccia, secondo film diretto da Marco Bocci dopo A Tor Bella Monaca non piove mai, è una di queste. 

I protagonisti sono quattro fratelli. Giorgio (Paolo Pierobon) è il maggiore, un impiegato serio, scrupoloso, affidabile, che lavora in banca ed è alle prese di trovare i soldi sufficienti per iscrivere la figlia ad una prestigiosa università privata. Poi c’è Mattia (Pietro Sermonti), un pittore che tira avanti come meglio può con le sue opere d’arte. Luca (Filippo Nigro) che esercita la sua attività come venditore d’auto e progetta di espandere il commercio. E infine Silvia (Laura Chiatti), ex tossicodipendente, che aspetta con ansia di diventare madre; ha stretto un patto con una donna rumena rimasta incinta e, in cambio di suo figlio, le ha promesso denaro.

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Tutti e quattro hanno i loro problemi da affrontare. Da piccoli sono cresciuti in una villa in mezzo a un bosco con un padre (Peppino Mazzotta) dedito alla caccia che ha lasciato loro solo un’eredità fatta di violenza. 

I quattro non si vedono e non si sentono da anni. L’occasione di ritrovarsi è offerta dall’improvvisa scomparsa del genitore, il quale - in vita - non ha accumulato nessuna ricchezza a parte il lascito della villa di famiglia. Ma la vendita dell’abitazione non basta a risollevare le sorti dei fratelli, ognuno alle prese coi propri problemi economici, e così Luca lancia una proposta: una battuta di caccia. 

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Chi riuscirà ad ammazzare la preda più grossa sarà l’erede che incasserà l’intero ricavato della vendita della villa. Dapprima scettici, alla fine i fratelli si lasciano convincere e l’epilogo non sarà dei migliori. Alla spinta economica sono sottese ragioni che affondano le radici in un segreto custodito nella villa di famiglia che si trascina nell’animo di Giorgio, Silvia, Mattia e Luca portandoli a commettere l’ultimo gesto estremo per salvarsi.

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La caccia è un film spietato, dove il titolo non indica altro che una metafora delle condizioni attuali della società in cui viviamo e in cui ogni animale (essere umano) è preda dell’altro, sempre in continua lotta tra la sopraffazione, la violenza, la prevaricazione per aggiudicarsi la propria sopravvivenza. 

 

Emblematica è la scena del bosco – che apre e chiude la storia – quasi come se Marco Bocci, regista del film, volesse far intendere allo spettatore che la vita è una giungla, si nasce e si muore in una foresta tra le sterpaglie, i pericoli, il buio, le trappole, le insidie. I fratelli Rosati Federici (Chiatti, Pierobon, Nigro, Sermonti) nascono e crescono nel bosco in mezzo alla natura, tra i fucili da caccia del padre e i cinghiali; poi il destino li porta a separarsi fino a ricongiungerli e ritrovarsi nel posto dove tutto è cominciato (e finisce).

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Tutta la storia, come tutte le pellicole da un po’ di tempo a questa parte, si svolge al buio ma tuttavia, pur apprezzando lo sforzo del Bocci nella realizzazione del lavoro, dal montaggio ai dialoghi, dai costumi e alle scene, il film resta privo di phatos, non decolla. Strutturato su una sola nota non fa altro che tediare il pubblico in sala. 

 

Anche la scelta delle musiche non trova corrispondenza col frangente di storia che in quel momento si sta raccontando (su un arco temporale tragico si ascolta il jingle di una canzone allegra); si potrebbe quasi pensare che la cosa sia voluta apposta volendo rendere la scena ironica o persino grottesca, ma se lo si guarda insieme al montaggio (costruito malissimo) perde di senso.  L’unico elemento plausibile restano i dialoghi, sia dei protagonisti che della voce fuori campo che funge da narratore della storia. O della favola dai risvolti a tratti horror. Oppure dell’incubo.

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Genere: drammatico, Thriller

Paese, anno: Italia/ Slovacchia, 2023

Regia: Marco Bocci

Sceneggiatura: Marco Bocci, Alessandro Nicolò, Alessandro Pondi

Fotografia: Federico Annicchiarico

Montaggio: Luigi Mearelli

Interpreti: Laura Chiatti, Filippo Nigro, Paolo Pierobon, Pietro Sermonti, Gigi Savoia, Peppino Mazzotta, Marco Bocci, Marina Rocco

Musiche: Emanuele Frusi

Produzione: Santo Versace e Gianluca Curti per Minerva Pictures con Rai Cinema

Distribuzione: Medusa Film

Durata: 100 min

Data di uscita: 11/05/2023

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